Facoltà
Teologica Pugliese
ISTITUTO
SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE
“Giovanni
Paolo II”
F
O G G I A
_______________________________________________________
UNIONI
DI FATTO
E
MATRIMONIO CRISTIANO
Tesi per il conseguimento del Diploma Accademico
di Magistero in Scienze Religiose
|
Relatore Prof.
Sac. Michele FALCONE |
Studente Vincenzo
STORELLI |
ANNO
ACCADEMICO 2005 – 2006
________________________________________________________________________________________________
Alla mia famiglia:
Gabriella, madre e moglie esemplare,
Sergio e Angelica, figli di questa generazione.
Nella speranza che il collante della
vita sia l’amore e il senso dei valori.
PREMESSA
L’art. 29 della
Costituzione Italiana, definisce la “famiglia
come società naturale fondata sul matrimonio”,(1) realtà che non deriva
da una costituzione giuridica ma dal bisogno spontaneo e naturale dell’uomo di
creare una comunione di affetto, nello sviluppo della propria personalità, in
modo tale da trovare una giusta soddisfazione alle fondamentali esigenze della
propria vita.
La famiglia (unione tra
due persone uomo-donna) costituisce una vera realtà che appartiene innanzitutto
all’istinto primordiale della procreazione oltre all’istinto morale
religioso presente nell’uomo; alla formazione sociale, cioè una società
intermedia tra l’individuo e lo Stato basata sulla solidarietà dei membri che
ottiene una tutela alla luce dell’articolo 2(2) della nostra Costituzione (3).
Pertanto,
il tema
preposto alla
discussione sui
Patti Civili
…………………………
(1)
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, Art. 29, Titolo II, rapporti
etico-sociali: “
(2)
Ibidem, Principi fondamentali, Art. 2, Principi fondamentali: “
(3)
AULETTA T., Prefazione, in “Il diritto di famiglia”, Il Mulino, Torino,,
2004, VII, 3-4.
di
Solidarietà (Pa.C.S.) e le coppie di fatto è un argomento complesso per la
molteplicità delle questioni da
affrontare: dal concetto di
famiglia, come coppia, alla coppia di fatto e alle proposte delle coppie
di omosessuali che tendono a legalizzare tale rapporto come una “irrealizzabile
utopia in un pacifico mondo nel quale ciascun essere umano ha la possibilità di
realizzare il proprio progetto di vita”. (4)
La questione non è tanto
discutere se sia giusto o sbagliato avere o non avere una nuova disciplina di
vita o di convivenza, ma sapere se questo nuovo fondamento di vita sia
tollerabile, accettabile e di facile comprensione con tutte le dovute eccezioni
del caso, per un corretto modo di agire. Trasgredire la trasgressione
significherebbe rispettare consensi e regole di chi sceglie il diverso e decide
di attenersi agli attuali tempi maturati.
Ciò, ci condurrebbe ad
ampliare una conoscenza e una scelta che, a dir poco, si proietta oltre quei
limiti la cui fenomenologia supera ogni nostra immaginazione e aspettativa tanto
che l’etica non riesce a fermare e raggruppare tutte le motivazioni
dell’evento “coppia” e, se è diversa dall’aspetto della famiglia
legittima, formata come convivenza privilegiata e tutelata.
Diventa normale essere
investiti da situazioni non facilmente arginabili tanto che
la questione rientra nel normale confronto di
…………………………
(4)
CAZZULLO A., Avanti con il partito democratico. Ma sull’etica non sia una
Babele, in “Corriere della Sera”, 13
gennaio 2007.
idee
e non solo della
singola persona ma di una intera società che fino a qualche decennio si
nascondeva per varie motivazioni.
Accuse di mancanza di
libertà e assensi di tolleranza provengono dai vari fronti.
Questo problema è di
grande interesse sia a livello del singolo soggetto che dell’ intera comunità
infatti, è studiato, dibattuto e approfondito nei vari aspetti dei diversi
ambiti per capire e prevenire il fenomeno.
Esso, influenza la
psicologia, la sociologia (che viene esaminato e riesaminato per capire quale
evoluzione avrà il problema nel futuro), l’antropologia (che esamina la
condotta e l’evoluzione con un approfondimento culturale), la religione (dove
il problema si sviluppa nel capire la questione sia a livello etico che morale
affinché l’uomo, creato ad immagine di Dio, possa comprendere ciò che è
bene e ciò che è male) e ancora, a livello giuridico (per capire come
gestire situazioni
non propriamente consone e volutamente ignorate dalle attuali
legislazioni).
Trattare e capire
l’evento comporterebbe che le due fazioni (pro e contro) esaminassero la
problematica con un giudizio finale il più possibile libero da interferenze,
nella speranza di superare la visione di coppia tradizionale radicata
nell’essere umano, senza allontanarsi temporalmente dall’attualità che ha
già visto la soluzione degli eventi sociali.
Basti pensare che, non
poco più di sessanta anni fa, l’uso dei contraccettivi era rifiutato dalla
stragrande maggioranza dei cristiani, in quanto contrario all’ordine e alla
dignità naturale del matrimonio.
Fino a quaranta anni fa, il divorzio era un fenomeno del tutto eccezionale che comportava un profondo disonore in tutti sensi e soprattutto nella vita sociale.
Fino a trenta anni fa, l’aborto veniva considerato, secondo il codice penale di tutto il mondo, come un grave delitto oltre ad essere considerato causa di aberrazione per la donna.
Fino a venti anni fa, vedere due persone dello stesso sesso camminare mano nella mano, veniva considerata una offesa alla dignità e alla moralità dell’essere umano e, a volte, esse potevano essere punite con la reclusione per offesa al comune senso del pudore.
La situazione della società attuale è notevolmente cambiata, si è passati da una rigidità a un totale permissivismo.
Oggi l’informazione sociale stimola e incita i giovani all’uso dei contraccettivi (per una corretta profilassi delle varie malattie come l’A.I.D.S., il V.D.R.L., la gonorrea, ecc. oltre ad una impropria prevenzione delle gravidanze non volute) senza intaccare l’ordine e la dignità della coppia, in tutti i sensi, compresa quella matrimoniale, tramite un vero bombardamento di
continui spots pubblicitari. (5)
Il divorzio, da fenomeno del tutto eccezionale, è diventato una realtà quotidiana: basta un non nulla per vedere una coppia ben collaudata nel tempo frantumarsi del tutto; attualmente, non si fa più caso alle coppie dello stesso sesso che, non solo camminano abbracciate o addirittura avvinghiate tra loro, ma si baciano pubblicamente come se stessero pubblicizzando un prodotto del tutto sconosciuto.
Tutte queste esternazioni, per la gente attuale, sono diventate una realtà abituale dettata sia dalla società che dal ritmo della vita moderna.
Ciò che fino a qualche decennio era considerato un tabù, oggi diventato una realtà che caratterizzala società contemporanea.
Di fronte a questa mentalità, ci si domanda:
1. Quali sono le basi di questi fenomeni?
2. Queste opinioni, da cosa derivano?
3. Socialmente, da cosa è evidenziato questo fenomeno?
4.Scaturisce forse da un ragionamento che ha approfondito la tematica?.
Ma una società
progredisce solo perché ha imparato
a costruire armi atomiche? Oppure
perché si è giunti sulla luna con la possibilità di passeggiare più vicino
alle stelle con la luna e il …………………………
(5)
MACIOCE F., in “Pa.C.S., perché il diritto deve dire di no” , Paoline,
Torino, 2006, 3-7.
pianeta terra sotto la testa? Forse perché l’uomo è oramai raggiungibile sia telefonicamente che visivamente in ogni luogo del globo? Oppure cosa?.
Queste sono solo delle manifestazioni di un progresso tecnologico-consumistico; ma l’uomo come sta progredendo? E in che modo progredisce?.
A questa domanda necessita assegnare una meta anche perché, con il termine «progresso» si intende un avanzamento rispetto allo stato attuale ed essendo una manifestazione di avanzamento necessita capire se quest’ultimo è una progressione o una regressione.
In genere, poche persone hanno da ridire in merito all’obbiettivo finale dell’uomo, dove l’uomo è in una costante e continua ricerca del proprio sommo – bene; il sommo - bene non è
basato sull’efficienza, la rapidità, il denaro, ecc. ma basato princi -
palmente e soprattutto sulla felicità, anche se si
pone il dubbio circa il quesito se l’uomo stia progredendo verso la
felicità, la stessa felicità
che è uno dei primi ed essenziali diritti dell’uomo che si af fianca alla
libertà e
al diritto alla vita
(enunciazione Epicureo “342-
Ma la felicità, come il diritto alla vita e alla libertà, la si può perdere oppure, per quanto desiderata, si può fallire nel raggiungere l’obbiettivo poiché, è necessario seguire delle regole per raggiungere la felicità; una volta raggiunta, è cura dell’uomo seguire altrettante regole per conservare, continuare, proteggere e beneficiare della propria libertà e della stessa vita.
L’esistenza umana che è anche esistenza sociale, ha imposizioni di diritto e di doveri nel seguire delle regole, ma non osservare le regole significa perdere dei beni a noi tanto cari.
Ignorare semplicemente queste regole spesso induce ad assumere atteggiamenti trasgressivi e tali trasgressioni comportano delle evidenti conseguenze.
Accettare le regole dettate dalla vita significa giocare secondo le regole con un largo margine di ragionevole speranza di felicità,
ma, a volte, come per ogni evento straordinario o ordinario, ci sono delle eccezioni alle regole che si applicano in via del tutto eccezio-
nale.
Alcune particolari realtà sono predisposte per “donare” la felicità, una felicità che non deve essere piegata a proprio piacimento, tanto è vero che forzare questo tipo di felicità porta senza dubbi ad una autodistruzione.
Tra queste realtà, una è in particolar modo molto speciale per gli esseri umani, poiché si realizza tra l’uomo e la donna, soprattutto nell’evento matrimoniale con la realizzazione della famiglia.
Le
radici del matrimonio ha origini antiche (6) con schemi e regole
…………………………
(6) GILIBERTI G., in Elementi del diritto romano”, Giappichelli, Torino, 2004, II, 3.
ben definite per salvaguardare determinate condizioni ed è caratterizzato da un rapporto che si basa sulla reciproca alleanza
con delle continue donazioni che rappresenta il rapporto matrimoniale con una continua sponsalità e dove:
“… il patto di amore coniugale si afferma pubblicamente come unico
ed esclusivo, perché va vissuta con la piena fedeltà al disegno di Dio
Creatore.
Questa libertà lungi dal mortificare la libertà della persona, la pone al sicuro da ogni soggettivismo e relativismo, la fa partecipe della sapienza creatrice.” (7)
Essere
fedeli al matrimonio non significa limitare la propria libertà, anzi conferisce
una profonda duratura ed elevata maturità nel rispetto della libertà
dell’altro soggetto.
In
questa dissertazione si è voluto presentare una visione di insieme (in maniera
volutamente sintetica) della vasta, complessa e delicata problematica sulle
unioni di fatto evidenziando alcuni aspetti di particolare importanza.
Il
lavoro non è stato facile e tanto meno scontato sia a livello di ricerca che a
livello di elaborazione.
Mi
auguro di poter offrire un modesto contributo per tutti coloro (credenti e non,
laici e cristiano) che pongono le ragioni del “no” in opposizione a quelle
motivate dalle coppie di fatto per
…………………………
(7) GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica, “Familiaris Consortio”, sui compiti della famiglia nel mondo contemporaneo, nn.11,12.
gustare
il valore, l’importanza e la dignità del matrimonio e della famiglia, valori
da annunciare e testimoniare con il coraggio di chi
crede
nell’amore e nella vita.
E’
solo un tentativo di sintesi.
Spero
di essere riuscito nell’intento.
Foggia,
26 Gennaio 2007
Vincenzo STORELLI
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Capitolo primo |
|
UNO
SGUARDO ALLA REALTA’ |
|
1.1 Pa. C. S.: la rilevanza del problema |
Il dibattito riguardante le “coppie di fatto” è al centro dell’attenzione sia nella società civile che nella Chiesa.
Giorgio Campanini, sociologo della famiglia ed esperto delle problematiche familiari, ha cercato di delucidare e definire cos’è una coppia: “…è molto difficile dare una definizione, poiché in linea di principio, la famiglia di fatto (riferito alle coppie eterosessuali) è quella che non vuole né definizioni, né regole, né vincoli oltre a non accettare doveri e responsabilità. La coppia di fatto è composta da persone che vogliono vivere esclusivamente nella sfera del privato…” e ancora: “… nel passato potevano anche avere degli obbiettivi giustificabili…”. (1)
In Italia, per un lunghissimo tempo c’è stato solo il matrimonio religioso cattolico, pertanto da questo poteva nascere una concreta obiezione da parte dei non credenti, poiché il matri -
………………………….
(1) PAGNOTTI S., E allora sposatevi, in “Famiglia Cristiana”, Paoline, Alba , 8, LXIX (1999), 16 e ss..
matrimonio era retto da un regime di assoluta indissolubilità coniugale che impediva alla coppia separata di poter contrarre un secondo matrimonio.
Da questo è possibile dedurre che le coppie di fatto sono composte da persone che, pur potendo, non vogliono sposarsi in quanto si basano su due principi:
1 – rifiuto di
ogni vincolo ritenuto lesivo alla propria libertà
2 – insicurezza
circa il carattere del rapporto di coppia.
Alla base del secondo principio, molte coppie passano dalla libera convivenza all’unione durevole, attraverso il fatidico “si”, solo dopo aver consolidato il rapporto con la dovuta convinzione affinché la loro unione venga garantita nel tempo.
Questo spiega anche perché molte coppie conviventi e non sposate non accettano una figliolanza lampo che potrebbe costringerle a un rapporto stabile, indesiderato e mal sopportato.
Le “coppie di fatto” non sono solo quelle coppie formate da eterosessuali ma anche da quelle coppie formate da persone dello
stesso sesso chiamate anche “coppie affettive”, coppie composte
da omosessuali(2) che tendono ad esprimere una esigenza di riconoscimento, cioè che vorrebbero sposarsi e lo farebbero se l’ordinamento giuridico italiano non lo impedisse o addirittura lo
………………………….
(2) L’omosessuale è colui che per natura ha una perversione caratterizzato da rapporti sessuali con individui dello stesso sesso. Questa caratteristica può verificarsi sia nell’uomo (Uranismo) che nella donna (Tribadismo). Il tribadismo è quella forma di aberrazione del sesso genetico che conduce all’avvicinamento sessuale fra due donne. A volte, l’omosessualità è una deviazione istintuale derivante da anomalie della sfera psichica con diverse nature ed entità e quasi sempre limitate al solo comportamento sessuale;
consentisse.
Il matrimonio, per sua natura, implica, oltre a una relazione affettiva, anche una apertura alla vita (sposarsi per avere figli) che nel caso delle coppie omosessuali è esclusa fin dall’inizio di questo tipo di rapporto, anche se in via di fatto e non in via di diritto, certe decisioni possono essere regolamentate e regolarizzate, riconoscendo alcune aspirazioni, con decisioni dei giudici per quelle coppie omosessuali che hanno affrontato la paternità e la maternità nel normale stato matrimoniale cioè, hanno avuto figli e poi si sono ritrovate a convivere o a formare coppia fissa con persone dello stesso sesso.
Da una situazione del genere si prospetta solo una grande con-
fusione con il reale rischio di superare e sconfiggere addirittura la stessa ragione.
Ed è proprio per questa ragione che in molti comuni, province
e regioni italiane si è profondamente discusso sulla problematica dei diritti della famiglia e sulla convivenza nelle “Unioni di Fatto”, tanto da creare e istituire un apposito “Registro delle Unioni Civili”.
Il sospetto dell’efficacia di detto registro ci porta a chiedere in concreto quale sia l’importanza di tale iniziativa e quali possano essere gli effetti. (3)
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(3) PIERINI F., La grande confusione, in “Famiglia Cristiana”, Paoline, Alba, 31, LXVIII (1998),18-23.
A livello giuridico, la presenza di un registro di tale tipo è attualmente incostituzionale, inconsistente e ignorato dalla nostra Costituzione.
A livello politico, parlare di un registro delle unioni civili comporta solo un loro punto di vista; a livello sociologico, il problema non corrisponde alle reali ed effettive esigenze e alle problematiche che la gente deve quotidianamente affrontare come il lavoro, le tasse, la sanità, ecc.; a livello culturale, invece, tutta questa inutile agitazione, per ottenere da un delegato dello stato di sentirsi dire e dichiarare: “marito” e “moglie”.
Ciò deve portare tutti ad una certa attenta riflessione e considerazione di tutte le sensibilità.
A livello antropologico, le cosiddette convivenze arricchiscono e fortificano talune situazioni dove, nel nostro caso, è certamente un buon progetto di compagnia come nel caso degli anziani.(4) Per capire meglio questo passaggio è importante sondare e sottolineare alcuni aspetti, pertanto, occorre andare indietro nel tempo, a ritroso.
Sin dagli albori, la famiglia è sempre stata l’unione tra un uomo e una donna sia per una reciproca convivenza e sia per poter procreare, generando altre vite.
Tutto questo viene regolato, a secondo delle varie confessioni e/o società, da norme che sono alla base di ogni rapporto famigliare, pertanto esiste un rapporto coniugale tra l’uomo e la donna. Questa prospettiva, reale non solo nella tipica famiglia cristiana ma anche in altre realtà religiose, è presente fin dal suo primitivo esordio.
Giovanni Paolo II ha dedicato, in varie occasioni, pensieri molto profondi con esortazioni apostoliche al tema della famiglia tanto da tracciare e delineare alcuni punti sulla importanza della famiglia così come risulta dalla storia cristiana:
· la famiglia è una comunità di persone
· è un servizio alla vita
· è partecipazione allo sviluppo della società
· è partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa (4)
Purtroppo, negli ultimi due secoli, queste quattro funzioni della famiglia cristiana sono state continuamente e costantemente in parte compromesse.
La famiglia è una comunità di persone ed è la prima ad essere stata autenticamente attaccata.
Anticamente, e fino al 21 settembre 1792(5) il matrimonio era basato solo sul rito religioso, pertanto potevano accostarsi a questo Sacramento solo le coppie eterosessuali. Con la rivoluzione francese veniva istituito ufficialmente il matrimonio civile, prima
………………………….
(4) GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica famiglia “Familiaris Consortio” all’Episcopato, al Clero e a tutti i fedeli circa i compiti della famiglia, n. 17.
(5) HERTLING L. – BULLA A., “Storia della Chiesa”, Città Nova, Torino, 2001, 430.
in maniera formale e poi in modo radicale, e veniva agevolato il divorzio per sottomettere la famiglia al potere dello stato. Questo pensiero libertino si svilupperà molto presto in Europa.
La famiglia è un servizio alla vita anche se il pensiero delle dottrine socialiste e comuniste nate nel XIX secolo, oltre a quelle fasciste e naziste della prima metà del XX secolo, subordinava la famiglia allo Stato tanto da imporre regole coatte per i matrimoni, la vita coniugale, la procreazione e l’educazione della prole.
La famiglia partecipa allo sviluppo della società e ci si chiede come la famiglia possa partecipare allo sviluppo di una società dove, la stessa famiglia viene continuamente chiamata a combattere contro il normale e continuo permissivismo che diffonde continuamente il pensiero e la cultura del divorzio?
La famiglia partecipa alla vita e alla missione della Chiesa ma quale missione può avere una famiglia che si è fatta influenzare da un consumismo basato su un pensiero di netto stampo femminista che si è radicato nella continua ed esasperante liberalizzazione del tipo “il corpo è mio e lo gestisco io”,(6) che mina continuamente e in modo implicito e/o esplicito il controllo delle nascite?.
L’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II non avrebbe mai immaginato un quinto concetto che tende ancor di più a disgregare
………………………….
(6) DI DONATO F., Quanto contano i corpi? Diseguaglianze sessuali e famiglia privata nel dibattito femminile, in “Sociologia del diritto”, 2, 2000, 143 – 168.
la famiglia, ossia la pretesa di legalizzare non solo le “unioni di fatto” eterosessuali ma anche quelle omosessuali. Si tende a sostituire la “famiglia naturale” con un altro tipo di famiglia del tutto artificiale.
Il dibattito morale è alquanto controverso, anche per quei Paesi in cui non assume un rilievo dal punto di vista dell’ordinamento giuridico; di maggiore rilevanza e maggiore preoccupazione è per quei Paesi che hanno già concesso (o che intendano concedere) un riconoscimento legale alle unioni omosessuali che, in alcuni casi, include anche l’abilitazione all’adozione di figli; ma questa materia riguarda maggiormente la legge morale, le cui argomentazioni vengono proposte non solo ai credenti ma a tutti coloro che sono impegnati nella promozione e nella difesa del bene comune della società.
1.2 Il dato statistico
La famiglia nata come unione dell’uomo e della donna per la reciproca convivenza e per la generazione della prole, in questi ultimi anni ha subito notevoli attacchi da ogni fronte:
· limitazione della famiglia alla missione della Chiesa, attraverso l’istituzione del matrimonio civile (introdotto verso la fine del XVI secolo con un obbligo a questa istituzione civile;
· emarginazione della famiglia alle normali funzioni sociali infatti, basta pensare solo allo scorso secolo quando le dottrine comuniste e/o naziste subordinavano la famiglia allo Stato, imponendo regole coattive per i matrimoni e la vita coniugale con il semplice scopo della procreazione e l’educazione della prole;
· legalizzazione e diffusione del divorzio (solo 35 anni addietro) compromettendo ogni giorno di più la famiglia intesa coma comunità stabile di persone;
· legalizzazione dell’aborto inteso come metodo implicito o esplicito per un controllo delle nascite;
La famiglia tradizionale è riuscito (anche se lesa in ogni modo) a lasciare un varco per un dialogo di tollerabilità circa l’esistenza delle libere unioni di fatto (unione tra persone eterosessuali) senza cadere nella discriminazione.
Necessita, però, evidenziare una sorte di confusione circa la pretesa della legalizzazione, non solo delle unioni di fatto eterosessuale ma, anche delle coppie omosessuali.
Da una indagine statistica, svolta su di un campione di per -
sone che, scevre da condizionamenti religiosi, maggiorenni, con un grado di istruzione e status sociale variegato, pervenute dal Canadà (Himilton), dagli USA (Stato di New York) e dall’Italia (Genova, Milano, Trieste, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Foggia, Siracusa e Palermo), è stato possibile tracciare una sommaria idea di ciò che le persone conoscono e pensano sulla problematica e la differenziazione che sussiste tra le “unione di fatto” e il “matrimonio cristiano”.
Sono state poste sei domande così di seguito illustrate:
A quali delle seguenti
situazioni deve essere riservata la definizione di famiglia?
|
Un uomo e una donna che vivono insieme: · dopo essersi sposati secondo la loro religione · dopo essersi sposati secondo il rito civile · senza alcun matrimonio civile o religioso · senza alcun vincolo nel futuro sia civile che religioso |
42 % 35 % 20% 3 % |

A
quale delle situazioni precedenti è applicabile il termine “coppia di
fatto”?
|
A un uomo e a una donna che vivono insieme: · dopo essersi sposati secondo la loro religione · dopo essersi sposati secondo il rito civile · senza alcun matrimonio religioso e/o civile Persone dello stesso sesso che vivono Non rispondo |
30 % 28 % 20 % 12 % 10 % |

Le unioni di fatto devono godere degli
stessi diritti della famiglia che si è costituita secondo le norme civili o
religiose?
|
· Si · No · Non rispondo |
45 % 54 % 1 % |

|
Pensando al
luogo dove
vive,
ritiene che
le coppie di
fatto hanno una
incidenza: |
|
|
· Molto importante · Abbastanza importante · Poco importante · Per niente importante · Non rispondo |
40 % 5 % 12 % 38 % 5 % |

Un eventuale riconoscimento
delle unioni di fatto deve essere fatto da:
|
· Chiesa · Stato · Luogo di cittadinanza · Non saprei · Non rispondo |
18 % 30 % 40 % 10 % 2 % |

Qual
è il suo orientamento secondo la religione?
|
· Cattolico praticante · Cattolico non praticante · Altre religioni praticante · Altre religioni non praticante · Non credente · Non rispondo |
20 % 27 % 30 % 16 % 2 % 0 % |

Dal sondaggio, si nota che sussiste una vera confusione tra l’individuare la famiglia, quella basata sul matrimonio, quella basata sulle unioni di fatto eteosessuale, le unioni affettive e le unioni di fatto di omosessuali oltre alle relative attribuzioni dei ruoli sociali.
I primi due quesiti tendono a capire fino a che punto la gente riesca a capire la differenza tra le due famiglie (matrimonio e unione di fatto) infatti, la maggior parte della gente confonde le due realtà in una unica equivalenza e lo so denota dalle risposte del terzo quesito.
Questa confusione sfocia in una polemica che conduce delle vere incomprensioni, incomprensione che potrebbe provenienti dalla Chiesa che è fortemente impegnata nella difesa di quei valori che tutti dovrebbero condividere, a difesa della spregiudicata invasione di ideali che si basano sulle unioni di fatto.
Le risposte ai vari quesiti, impegnano a una serie di riflessioni per una sana chiarezza a portata del cittadino.
Una realtà del genere ci induce a rivisitare la metodologia a difesa della ragione della “fede” e dei valori cristiani.
Una buona e rinnovata evangelizzazione a testimonianza della funzione di “lievitazione e fermentazione” di massa (a esempio di Cristo e dei suoi seguaci) ci porterebbe a una maggiore credibilità innovativa.
Lo Stato, di converso, potrebbe auspicare soluzioni circa l’argomento tenendo presente che l’individuo, pur essendo principalmente un cittadino, è anche un religioso che, senza alcuna forzatura o regola, può scegliere di vivere la propria esistenza in una sana dignità senza dicotomia.
Tralasciando il discorso politico, mi chiedo se culturalmente sussiste un certo rispetto di quella maggioranza (noi cristiani) che silenziosamente cerca di non subire le alterazioni che la società progredita vorrebbe attuare?
Per quale motivo la società dovrebbe rinnegare i veri valori della famiglia e se pretende di rinnegare tali valori, per quale motivo dovrebbe essere considerata una società ragionevole?
1.3
Il panorama europeo
L’ordinamento politico italiano è costantemente sottoposto a una pressione sempre crescente, mirante alla istituzione di specifici istituti per la tutela della convivenza e delle “unioni di fatto” con un particolare occhio alla problematica delle “unioni omosessuali”, nel rispetto del quadro normativo europeo, dove alcuni settori della società hanno portato molti Paesi europei e non ad adottare una specifica disciplina per regolamentare il fenomeno, non tanto per quanto riguarda la convivenza tra eterosessuali, ma in riferimento alle unioni omosessuali.
Le soluzioni proposte e da alcuni adottate, seguono lo stesso iter delle coppie regolarizzate con figure contrattuali tipiche delle discipline degli aspetti personali e patrimoniali con la specifica previsione della figura matrimoniale.
Si prescinde dalla sessualità dei coniugi introducendo forme più o meno attinenti alla pubblica relazione para – matrimoniale.
Comunque sia, molti Paesi Europei hanno adottato delle discipline validamente orientate, spaziando su ampie possibilità e scelte istituzionali, per offrire un riconoscimento e una tutela non tanto alla convivenza ma alle “unioni omosessuali” che sono le vere e particolari protagoniste.
Il problema, visto con un’ottica puramente giuridica, è delicatissimo così come viene registrato e recepito dalla giurisprudenza europea.
Se da un lato il Consiglio Europeo afferma, fin dal 1981, la necessità di garantire la dignità degli omosessuali (racc. 924 del 01.10.1981), dall’altro, il Parlamento Europeo ha giustamente sollecitato gli Stati membri ad adottare discipline atte ad eliminare le discriminazioni nei loro confronti, compresi gli ostacoli che possano impedire il matrimonio tra omosessuali (risoluzione del 04.09.2003). D’altro canto, la giurisprudenza si è sempre orientata per limitare l’istituzione matrimoniale al solo confine dell’eterosessualità, poiché, quantunque si voglia discutere, la Corte di Giustizia ha sempre supposto che il termine “matrimonio” si riferisce a una unione di due persone di sesso opposto e ogni estensione del termine ”matrimonio” è una estensione indebita all’infuori di quelle tutele previste per i coniugi.
Ponendo uno sguardo alla situazione legislativa
europea, ogni Paese ha adottato tipologie risolutive
per la disciplina della convivenza con una particolare
estensione e occhio di riguardo
nei confronti delle “coppie
omosessuali”.
Alcuni Paesi Europei hanno scelto di regolarizzare le “unioni
civili” con la coabitazione, dove determinati diritti e doveri ven -
gono acquisiti solo dopo un certo periodo di coabitazione e tale coabitazione, non registrata, è valida a tutti gli effetti solo per le coppie eterosessuali mentre, per altri Paesi Europei, si è ben pensato di adottare un registro chiamato anche partnership o coabitazione registrata per le coppie dello stesso sesso tanto da garantire diritti e doveri alle suddette coppie. I diritti e i doveri possono essere identici, lievemente diversi o totalmente diversi dalle normali coppie sposate. Ciò si differenzia da Paese a Paese Europeo. In Francia, l’apertura delle coppie di fatto è estesa anche alle sole coppie etero conviventi nella massima espressione del termine Pa.C.S. (PAtto Civile di Solidarietà) mentre,, in altri Paesi dell’Europa, come l’Olanda, il Belgio, la Spagna e la Gran Bretania, i vari governi oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso realizzando la perfetta parità matrimoniale tra il matrimonio etero e il matrimonio omosessuale. Attualmente i Paesi Europei che non prevedono o che non intendono applicare le specifiche legislazioni alla regolamentazione delle unioni civili sono:
Albania, Bulgaria, Cipro, Bosnia, Grecia, Italia, Malta, Macedonia, Monaco, Polonia, Romania, Slovacchia, Turchia, oltre
ad altri Paesi Europei distaccatisi dalla Russia.
FRANCIA
La legge francese 99/944
del 15.11.1999, definitivamente ap-
plicata con il Titolo XII del decreto n° 99 -1089 del 21 dicembre 1999 (art. 515/1-7 del capitolo II) del Codice Civile (libro I delle persone) (alleg. 4), definisce le nuove forme di unioni nell’istituto matrimoniale francese, oltre al concubinaggio o coabitazione (art. 515/8 del capitolo II) chiamato anche “Du pacte civil de solidarité et du concubinage”; in sintesi, il “PAtto Civile di Solidarietà” francese è un contratto tra due persone maggiorenni, sia dello stesso sesso che di sesso opposto, che abbiano il fine comune di organizzare una loro vita in comune; il contratto conclude una dichiarazione congiunta che viene scritta nella giurisdizione di appartenenza presso la cancelleria del Tribunal d’Istance.
Il documento relativo alla “Unione di Fatto” viene trascritto in un apposito registro tenuto presso la cancelleria e impegna i due partners a una vita in comune, a un aiuto reciproco a livello materiale e a una reciproca responsabilità per i debiti contratti a partire dalla firma dell’unione.
BELGIO
Il primo passo per la conclusione alla regolamentazione
delle unioni civili in Belgio è stato fatto il 29 ottobre del 1998, quando il
Parlamento Belga ha approvato la “Loi du 23
novembre 1998
instaurant la cohabitation legale” inerente alla legalizzazione della convivenza, legge che entrò in vigore dal 1^ gennaio 2000; da questa legge, si è aperto il matrimonio alle coppie delle stesso sesso a partire dal 13 febbraio 2003.
Possono usufruire di questa legge tutte le coppie senza condizione di sesso e per ottenere la convivenza le parti non devono essere legate da un matrimonio o da altra convivenza legale.
La convivenza viene dichiarata tramite uno scritto che viene consegnato all’ufficiale dello stato civile del comune domiciliante che controllerà la veridicità e le condizioni che possano soddisfare le previste norme applicative delle leggi, per poi annotare la dovuta richiesta nel registro popolare. Ultimo atto delle leggi belghe proviene dalla legge approvata il 20 aprile 2006 che consente alle coppie omosessuali, sposate o conviventi, di poter adottare anche dei figli.
SPAGNA
La Spagna ha aperto le porte ai matrimoni omosessuali nel 2005, ma la problematica spagnola è diversificata dagli altri Paesi Europei. Alcune regioni del Paese, come comunità autonome, riconoscevano precedentemente i diritti delle coppie di fatto, sia etero che omosessuali. Nella regione della Catalogna, il 15 luglio del 1998 veniva approvata la legge sulla stabilità delle coppie, regolando diversi aspetti delle istituzioni legislative del diritto privato nelle relazioni di coppia, come le responsabilità solidali per le spese domestiche o per taluni debiti contratti, la regolarizzazione dell’uso della comune abitazione e gli eventuali benefici per la coppia se uno dei partner lavorasse per il governo catalano.
L’accesso a queste leggi avviene tramite un atto notarile.
Per le coppie eterosessuali, la regolamentazione del rapporto avviene tramite un atto notarile o in forma automatica dopo la convivenza di almeno due anni oppure, in forma automatica, per quelle coppie che convivono e che hanno un figlio.
Dopo l’approvazione delle leggi catalane, altre regioni spagnole si sono immedesimate nelle leggi in favore delle unioni di fatto anche se, in fin dei conti, solo sei regioni spagnole rifiutano questo tipo di allineamento legale. Le regioni spagnole che hanno approvato leggi sulle unioni di fatto sono la regione dell’Aragona, della Navarra, la Comunità di Valencia, le Isole Baleari, la Comunità di Madrid, le Asturie, l’Andalusia, le Canarie, l’Estremadura e i Paesi Baschi.
REGNO
UNITO
Nel Regno Unito è entrato in vigore dal dicembre 2005 il Civil Partneship Act che riconosce alle coppie dello stesso sesso il vincolo di una unione registrata molto simile al normale matrimonio anche se, dal punto di vista giuridico anglosassone, questo non viene considerato come un matrimonio omosessuale (per come è stato criticato dalle stampe italiane) ma i contraenti assumono uno status legale di “civilis partners”. La nuova e indiscutibile legge anglosassone ha avuto una forte risonanza in Italia anche grazie alla decisione della popstar sir Elton John (1) che ha voluto costituire, con il suo “compagno” la prima coppia tra i sudditi inglesi ad utilizzare la legge per “una sana relazione”.
Nel Regno Unito sono riconosciute anche le coabitazioni non registrate di partner dello stesso o di diverso sesso a cui vengono riconosciuti diritti e facoltà peculiari della società britannica. Da notare che nel Regno Unito, sia in Inghilterra che in Galles, le coppie omosessuali hanno la possibilità di adottare figli e, ad oggi, si prevede tale estensione anche alla Scozia.
ITALIA
In Italia non si prevede alcuna legislazione per la regolamentazione e la legalizzazione delle unioni civili in tutte le sue forme. Il problema si è inasprito negli ultimi periodi solo in vista dell’approvazione della discussa legge sulla procreazione assistita. (2)
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(1)
Il cantante e pop star inglese è dichiaratamente omosessuale, nonostante sia
stato sposato con la signora Renate BLAUBEL dal 1984 al 1987. Dal 21 dicembre
2005 si è unito in una partnership registrata, in seconde nozze, con il signor
David FURNISH, più giovane di lui di 17 anni e divenuto famoso proprio per
essere stato il compagno della pop - star. L’unione ce - lebrata nel municipio
di Windsor, lo stesso luogo dove il 9 aprile dell’anno precedente dove si
erano sposati il principe Carlo e Camilla PARKER BOWLES, ed è stata la prima
unione civile in assoluto nel Regno Unito.
(2) CASSANI
F., Il Papa unico punto di riferimento, in “
I primi disegni di legge inerenti al problema furono presentati nel 1986 tramite una interpellanza delle donne comuniste e da una delle tante associazioni omosessuali attualmente associate all’ARCIGAY; mentre nel 1988 venne fatta la prima proposta di legge (mai messa nel calendario) presentata dalla parlamentare Agata Cappiello, avvocato e parlamentare socialista. Dagli anni novanta ad oggi, il numero di proposte avanzate per disciplinare le unioni civili sia alla Camera e al Senato che al Parlamento Europeo da parte dei parlamentari italiani, è diventato notevolmente pressante affinché ci sia una parificazione dei diritti sia per le coppie eterosessuali che per quelle omosessuali.
Sin dall’inizio, il dibattito politico ha registrato da parte della Chiesa cattolica delle forti obiezioni alle eventuali adozioni di legislazioni per le unioni civili.
Attualmente, alla Camera dei Deputati, si discute su un disegno di legge proposto da Franco Grillini, (3) che richiama in grandi linee gli stessi interventi adottati dai Pa.C.S. francesi, teso a regolamentare le unioni anche tra gli individui dello stesso sesso. A livello locale, il movimento L.G.T.B. (o L.G.B.T.) e L.G.B.T. (o G.L.B.T.)(4) ha chiesto a diverse città italiane di istituire registri
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(3) Presidente nazionale dell’ associazione ARCIGAY.
(4) BELLAGAMBA A.- DI CORI P., PUSTIANAZ M. (a cura di), Introduzione, in “Generi di traverso”, Mercurio, Vercelli, 2000, 5-9.
appositi per le unioni civili. Con la registrazione anagrafica della convivenza, si avrebbe solo un significato simbolico a meno che il Comune interessato non decida di aggiungere al valore simbolico dell’unione anche dei diritti reali, quali quello del libero accesso alla richiesta degli alloggi popolari per uso abitativo. Il primo comune che si è “distinto” per questa operazione (anche se venne bocciata dal Co.Re.Co.) è stato il comune di Empoli nel 1993 con la proposta avanzata dall’assessore alla sanità Flavio Arditi, mentre nel 1996, il comune di Pisa deliberò e approvò un apposito registro per le coppie di fatto (5) sul modello del comune di Empoli. Attualmente le città italiane che si sono dotate di un registro anagrafico delle unioni civili, sono moltissime e sparse nelle varie province italiane. (vedi anche allegato 1, 2, 3)
Anche alcune regioni italiane hanno dato inizio all’approvazione delle unioni civili tra cui quelle omosessuali; tra queste regioni vi sono: la Calabria (6 luglio 2004), la Toscana (19 luglio 2004), l’Umbria (2 settembre 2004) e l’Emilia Romagna (14 settembre 2004).
Molti di questi statuti si rifanno alla Carta dei
diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che, all’art. 9, sancisce, tra i
diritti fondamentali della persona, il “Diritto
di sposarsi e di costi-
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(5) PIERINI F., La grande confusione, in “Famiglia Cristiana”, 31,LXVIII, 1998, 18-22.
tuire una famiglia”.
Il secondo Governo Berlusconi (2001/2006), di centro destra, ha impugnato per presunta illegittimità costituzionale gli statuti delle regioni Toscana, Umbria ed Emilia Romagna dove, i primi due ricorsi sono stati respinti.
Con l’attuale governo Prodi, le prime accozzaglie sono state lanciate dal neo-deputato Vladimir Luxuria (alias Vladimiro Guadagno), eletto nelle liste comuniste, che con un fare del tutto discutibile, ha rilanciato a viva voce la pretesa ai diritti delle coppie di fatto, nella regione Abruzzese.(6)
Nel giugno 2006, il comune di La Spezia ha deciso di aprire il registro delle unioni civili anche agli omosessuali; la mozione è
stata approvata da 23 consiglieri sui 30 presenti inoltre; questa apertura comporta anche una equiparazione delle coppie di fatto a quella sposata su questioni collettive al diritto alla casa, ecc..
SANTA
SEDE
La posizione della Santa Sede è chiara e inequivocabile: esiste una sola famiglia ed è quella fondata sul matrimonio; non prevede alcuna legislazione per la regolamentazione delle unioni civili. Le autorità considerano esplicitamente il matrimonio eterosessuale come unica forma di matrimonio accettabile; inoltre, l’unico matrimonio vero, accettabile e gradito è il matrimonio religioso
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(6) CA. F.,
Luxuria vuole le unioni di fatto, l’Abruzzo le boccia, in “
cattolico come unica fonte di ispirazione cattolicamente accettabile.
Ma quali comportamenti dovrebbero adottare i cattolici nei confronti delle legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali?
Iniziamo a dire che se tutti i fedeli cattolici si opponessero al
riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici dovrebbero farlo in modo particolare in virtù delle linee di responsabilità che sono proprie del loro ruolo. Pertanto, in presenza di leggi favorevoli alle unioni omosessuali, dovrebbero attenersi dalle indicazioni a carattere puramente etico e astenersi da un eventuale coinvolgimento.
Nel caso in cui si ritrovasse in un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni di fatto e soprattutto alle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico dovrebbe moralmente esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo ponendosi contro tale progetto di legge. Concedere il proprio assenso e il suffragio del proprio voto per un testo legislativo del genere diventerebbe un grave atto immorale e nocivo per il bene comune della società.
Nel caso in cui il politico cattolico è in presenza di una legge già in vigore sull’argomentazione inerente alle “unioni omosessuali”, deve opporsi e utilizzare ogni strumento in suo possesso per contrastare, o meglio ancora, eliminare tutte le possibilità di accentrarsi sull’argomento affinché possa diventare un atto doveroso di testimonianza alla verità.
Nella impossibilità di proporre una azione abrogativa a tale situazione, ha il compito mirato a delimitare i danni di una tale legge in modo tale da ridurre gli effetti negativi sia sul piano culturale che sul piano della moralità pubblica così come descritto nell’Enciclica Evangelium Vitæ (7); tutto questo è solo un primo tentativo di abrogazione di una disposizione o normativa del
suo operato politico, anche se non a livello totale.
REGIONE PUGLIA
Il capogruppo del Partito dell’Unione Democratici Italiani del Consiglio Regionale pugliese, in una lettera aperta, rimproverava con un netto richiamo tutti i “cosiddetti cattolici” della sinistra, disponibili a “trattare” per non dire a “cedere le armi” sul tema della famiglia (8) poiché fanno solo finta di alzare la voce per lavarsi la coscienza, per poi essere pronti a votare a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, dando la possibilità di attuare un regolamento a favore delle coppie di fatto o affettive, al pari delle famiglie fondate sul matrimonio, così come previsto dal regolamento attuativo della nuova legge regio -
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(7) GIOVANNI
PAOLO II, lettera pastorale “Evangelium
Vitae” sul valore e l’inviolabilità della vita umana , nn. 19-20.
(8) CERA A., La legge sfascia famiglie, in “Il Grecale”, 3 luglio 2006.
regionale, approvato dal consiglio regionale pugliese.(9)
I
termini adottati, in questo
paragrafo, sono degli acronimi
utilizzati come termini per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali e
transgend (transessuali). E’ considerato meno
controverso del termine queer o lesbogay; prima della rivoluzione sessuale degli
anni ‘60 non esistevano termini generalmente conosciuti per descrivere gli
appartenenti a questi gruppi che non avessero un significato spregiativo (ad
esempio sodomiti).
Con
l'organizzazione delle persone per i propri diritti sessuali si è avuto bisogno
di un termine che esprimesse chi fossero e doveva essere fatto in un modo
particolarmente positivo. Il primo termine utilizzato, omosessuale (opposto ad
eterosessuale), prese un'accezione troppo negativa e fu sostituito
dall'americano "gay" e quando le lesbiche forgiarono una propria e
descrittiva identità con una loro appartenenza, i termini Gay
e Lesbica
divennero più comuni per le normali persone nel contesto societario.
Pertanto, il termine LGTB diventa più comune dalla metà degli anni ‘ 90 sino
ad oggi, è divenuto così tradizionale che è stato adottato dalla maggior
parte dei centri di comunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgend oltre
alle autorevoli stampe specializzate gay nella maggior parte delle nazioni dove
si parla inglese.
I
termini sopra esposti hanno molte molte varianti, incluse variazioni che hanno
un ordine diverso delle lettere, ma LGBT
è l'acronimo più comune ed è uno dei più accettati nell'uso corrente.
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(9)
FOS. G., Puglia, famiglie e coppie di fatto gratis sotto i 5 mila euro, in “
Quando
i transgender non sono inclusi nel riferimento il termine viene
abbreviato in LGB. Si potrebbe,
inoltre, anche aggiungere due Q
per queer
e questioning (qualche volta abbreviato con un punto interrogativo)
(LGBTQ, LGBTQQ);
altre varianti sono diventate LGBU,
dove U sta per "unsure"
(insicuro), e I per intersex (LGBTI),
un'altra variante è T per
transessuale(LGBTT), un'altra è T
(o TS o il numero 2) per persone con Two-Spirit (due spiriti), e una
A per straight allies (LGBTA).
Una
sua forma completa è LGBTTTIQQA,
sebbene sia molto raro.
La
rivista Anything That Movies ha coniato l'acronimo FABGLITTER
(da Fetish Allies, Bisessuale, Gay,
Lesbica, Intersex, Transgender,
Transexual Engendering Revolution
(rivoluzione del genere transessuale). Il termine non è entrato, comunque,
nell'uso comune.
I
termini transessuale e intersex sono stati considerati da un certo numero di
persone unificabili tramite la descrizione del termine transgender,
anche se molti transessuali e intersex
obbiettano (entrambi per diverse ragioni).
Le
organizzazioni Gay-Straight-Alliance (GSA) utilizzano spesso l'acronimo LGBTQA
per LGBT. In ogni modo, LGBT
non è un termine non-controverso. Per esempio, alcuni transgender
e transessuali non gradiscono il termine LGBT perché essi non credono che la
loro causa sia la stessa degli LGB; essi possono anche obbiettare quando
un'organizzazione aggiunge una T
al loro acronimo quando il livello di servizio che essi attualmente offrono per
la gente trans è discutibile. Ci sono anche persone LGB che non gradiscono la T
per le stesse o simili ragioni. In modo simile, alcuni intersex
vogliono essere inclusi nei gruppi degli LGBT e preferirebbero l'acronimo
LGBTI; altri, piuttosto,
insistono che non sono una parte della comunità LGBT e non vorrebbero che
vengano inclusi nell'acronimo. Molti transessuali, transgender
e intersex credono che una
distinzione dovrebbe essere fatta tra l'orientamento sessuale e l’identità
del genere sessuale. GLB riguarda la prima, TTI la seconda.
Molte persone hanno cercato un termine generico per sostituire
l'acronimo. Sono state provate parole come "queer"
e "rainbow"
(arcobaleno) ma non sono state adottate dalla maggior parte. "Queer" per la gente non-giovane ha molte connotazioni
negative, essi ricordano la parola come un insulto e una derisione. "Rainbow"
ha connotazioni che richiamano gli hippy, i movimenti New Age e politici.
1.4
Prima di giungere al termine finale di Pa.C.S. (Patti Civili di Solidarietà) o di coppia di fatto, occorre chiarire cosa si nasconde dietro questi termini, come nasce e cosa significano. (1)
I tabù che fino a qualche decennio addietro si nascondevano per la vergogna o per inesperienza o mancanza di accettazione, nell’attuale panorama culturale si sono man mano svelati e sdoganati in tutte le proprie forme e forze.
La forma più accreditata è maggiormente gridata nei vari Gay Pride days che denota l’indole della persona “ambigua” che si manifesta nella sua massima espressione; tanto che personaggi più o meno illustri si pongono al giudizio altrui senza alcun pudore o imbarazzo.
“Dio li creò maschio e femmina”, (Gn 1,27) citazione biblica, citazione che tenta di toccare punti salienti sia delle Sacre Scritture che del Magistero della Chiesa, oltre agli aspetti antropologici, culturali ecc.
Cercheremo di toccare brevemente i vari aspetti legati sia alla
………………….
(1) HERIETIER F., Maschile e
femminile in Il pensiero della
differenza”, Sagittari
tendenza del comportamento omosessuale sia alla ricerca dell’evo-
luzione della coppia anche sotto l’aspetto storico, filosofico, religioso, psicologico, pedagogico; tali aspetti sono relativi a tutte quelle scienze che si occupano o si sono occupate di queste problematica al fine di capire e cercare un filo conduttore che ci porti ad avvicinarci a un fratello additato e chiamato erroneamente “diverso”.
Nel primo libro della Torah si concretizza e si definisce l’immagine di una creatura pensata da Dio senza uno specifico sesso, per abitare nell’Eden e comandare su tutti gli animali creati o cosa vivente sulla terra. (2)
A livello scientifico, il sesso genetico viene a svilupparsi nel momento della fecondazione dell’ovulo femminile ed è determinato dai cromosomi “XX” per il sesso femminile e dai cromosomi “XY” per il sesso maschile.
Il sesso genetico si traduce nel sesso gonadico che è il fattore responsabile dello sviluppo ormonale, fattore che influenza gli organi produttivi e le relative caratteristiche sessuali secondari (sesso somatico o fenotipico). (3)
………………….
(2) il termine ADAMO deriva dall’ebraico ADAMA’ che significa terra. La sua origine non specifica se è riferito ad un nome di persona ma, è riferito ad un sostantivo comune, singolare collettivo che ha il significato di “umanità”. In ebraico, il termine uomo e donna sono molto simili e suggerisce l’eguaglianza dei due sessi. Nella lingua italiana non è possibile riprodurre quel gioco di parole che il testo ebraico designa con lo stesso termine uomo-donna.
(3) CASAGRANDE D., Teoria cromosomica dell’ereditarietà, in “Elementi di Biologia”, Bovalenta, Ferrara, 2001, 141 – 149; è evidente che fin dalla tenera età, ogni bambino viene introdotto in un certo gruppo, i maschietti con i maschietti e le femmine con le femmine.
Avere una identità sessuale significa avere un’appartenenza ad un certo tipo di gruppo societario cioè, appartenere a quello specifico gruppo della società (4) oltre, a determinare una propria appartenenza sessuale rispetto all’altro sesso, con una determinata cultura che si evidenzia nella società con una vera e propria identità.
Avere un orientamento sessuale denota una scelta e/o una preferenza che si sviluppa in seguito al sesso biologico e alla identità sessuale che indirizza un certo comportamento sessuale.
In questo modo è possibile identificare l’omosessualità (5) come una condizione patologica; certo, patologica per definirla una malattia e come tutte le malattie, anche l’omosessualità è curabile.
A nessuno è vietato di credere che l’omosessualità, con l’ausilio di aiuti naturali e soprannaturali, possa far conseguire all’individuo un tale vigore morale tanto da giungere al desiderio eterosessuale e di conseguenza al compimento dei normali doveri coniugali. (6)
L’omosessualità rientra nella quotidianità della gente comune
………………….
(4)RIZZOLI-LA RUSSE, omosessualità, in “ Nuova Enciclopedia Universale”, Torino, Rizzoli,1989; AA.VV., omosessualità, in “Grande Dizionario Encicopledico UTET”, Torino, Editrice Torinese, 1975.
(5) BERSINI F., in “Matrimonio e anomalie sessuali e psico sessuali”, Torino, Paoline, 1980, 262 e ss..
(6) MARCHESINI R., Il feticcio omosessuale dell’omofobia, in “Studi cattolici”, 528 /2005, 112 e ss..
così come entrano nella quotidianità le persone mancine, che, pur essendo in numero nettamente inferiore alle persone che usano la mano destra, vengono sempre giudicate come persone “sbagliate”.
Insomma “gay è bello” almeno tanto quanto essere eterosessuale e chiunque tenta di sostenere il contrario viene automaticamente emarginato con un cartellino rosso; si perde il diritto di parlare nel grande salotto del “villaggio globale” e si è liquidati con un timbro di intollerante o di discriminante come sinonimo di chi grida alla pericolosità del mondo omosessuale.
Accuse evidentemente e completamente false anche perché
sembra che esista una vera lobby tanto potente che ha una forte tendenza a
trasformare una normalità di tipo sociologico in una normalità di tipo
antropologico morale, oltre a creare un vero feticcio dell’omosessualità come
nel caso del pastore protestante svedese Ake Green che è stato denunciato e
condannato il 29 giugno
Ma anche il Governatore del Friuli Venezia Giulia è stato accusato di omofobia il 27 luglio del 2004 da un ascoltatore che ha riconosciuto “il valore della famiglia eterosessuale”. (7)
………………….
(7) GRILLINI F, Del favero, in “Identità diverse”, Roma, Kappa, 1996, 12.
Omosessualità da curare, omofobia da curare ma, secondo il deputato Franco Grillini, la vera malattia da curare è l’omofobia, malattia da curare e non crimine da punire: “…ecco perché è decisivo che si riesca a sconfiggere il pregiudizio e l’ignoranza e, soprattutto l’omofobia, vera patologia moderna come ugualmente patologici sono il rifiuto della diversità, l’intolleranza e il razzismo…” oppure: “ …prima o poi si dovrà riconoscere che la vera malattia non è l’omosessualità ma l’omofobia…” (8)
Ma cos’è l’omofobia? E’ un sentimento, positivo o negativo,
nei confronti di una certa persona o cosa o argomento.
In effetti l’omofobia è un atteggiamento negativo nei confronti di qualcuno, tanto da discriminarlo e da questo si deduce che l’omofobico diventa un discriminante (9) tanto da trasformare il termine in feticcio, inibendo ogni riflessione e cercando di stigmatizzare tutti coloro che ritengono l’omosessualità come problema sociale. (10)
Iniziamo a definire cosa è l’omosessualità: è una preferenza prettamente sessuale che predomina e persiste verso le persone dello stesso sesso, pertanto usando il termine “preferenza” non si indica un comportamento sessuale necessario rispetto al proprio modo di essere ma solo una forma di scelta per un proprio appagamento interiore.
………………….
(8) ROSSI BARILLI G., in, “Il movimento gay in Italia”, Milano, Feltrinelli, 1999, VIII.
(9) Il termine venne coniato in occasione del primo Gay Pride del 1999 dalle associazioni gay partecipanti alla manifestazione.
(10) MARCHESINI R., Costumi, in “Studi cattolici” n° 528/2005, 112 e ss..
Ci sono persone con tendenze omosessuali ma che non hanno o che rifiutano lo svolgimento di una attività sessuale come omosessuali, pertanto, si comportano come eterosessuali, oppure ci sono persone eterosessuali che hanno comportamenti omosessuali senza che questi modifichino la loro preferenza sessuale.
L’omosessualità designa la relazione di uomini o donne, che provano una certa attrazione sessuale, esclusivamente o predominante, con persone dello stesso sesso.
Si è manifestata in forme molto variegate nel trascorrere dei secoli e nelle differenti culture.
La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile; riferendoci alle Sacre Scritture, l’omosessualità viene considerata come una forma di malattia che sfocia nella depravazione. (Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1 Tm 1,10)
Di certo l’omosessualità riguarda solo la “preferenza”, “tendenza”, “inclinazione” sessuale di un soggetto, quindi, costituisce la natura di una persona come principio iscritto nell’essenza di quella determinata persona.
Si tratta di un aspetto psicologico, spirituale, fisiologico, ecc. di una persona e dire che l’omosessualità è cosa innaturale non equivale a un giudizio nei confronti delle persone ma, equivale a una distinzione tra omosessualità e persona con tendenza omosessuale che in effetti sono due cose distinte e separate che si distinguono per la loro natura.
Per fare un esempio, tutto ciò che esiste in natura è naturale, ma alcune cose naturali esistenti in natura, come il rachitismo, non sono naturali, ma il non naturale in questo caso è riferito a una condizione patologica che è per essa naturale.
L’omosessualità in questo caso diventa l’identità di una persona, ma, ciò non significa che gli uomini con una identità omosessuale pensino e/o ragionino da donna, anzi, sarebbe un fattore di auto discriminazione poiché, l’omosessuale si comporta come tutti gli altri uomini (tipico è nei bambini chiamare femminuccia colui che ha sempre paura o che non riesce a difendersi senza capire le motivazioni) che, dopotutto, sono quei comportamenti di ordinaria amministrazione che vengono identificati come sensazioni di potenza o di virilità.
Quali possono essere le cause di una probabile omosessualità?
In genere è possibile affermare che l’omosessualità sia un sintomo di mancanza di affetto durante l’infanzia, la prima adolescenza o durante la pubertà, tutte fasi molto importanti per lo sviluppo mentale del futuro adulto affinché non nasca la diversificazione della propria identità. E’ compito dello sguardo del genitore appartenente allo stesso sesso, che deve accogliere il bambino e fargli capire l’importanza e la bellezza dell’appartenenza del proprio sesso.
La mancanza di questo passaggio crea nell’adolescente una “nostalgia “ di appartenenza al proprio sesso tanto da trovare rifugio in un ambiente che gli potrebbe diventare sempre più famigliare.
Nella psicanalisi freudiana, nasce la teoria scientifica del “parricidio” dove il ragazzo, per diventare adulto, deve “uccidere” simbolicamente il padre che in seguito diverrà il famoso conflitto edipico padre-figlio, dove il figlio diventa l’adulto che rifiuta gli adulti all’infuori del padre, che è l’adulto più prossimo (mito di Crono e di Urano).(11)
Dunque, l’omosessualità, più che una malattia, è diagnosticata
come un sintomo o ferita che lede la dignità di una persona.(12)
A distanza di circa 30 anni, il dott. Robert L. Spitzer, già presidente della “Commissione Nomenclatura” dell’A.P.A. (Assotiation Psychiatric Of America) e docente della Columbia University ha ritrattato la questione dell’omosessualità, in una dichiarazione pubblica espressa nel lontano 1973, come una malattia più o meno disordinata a livello mentale, tanto da irritare la comunità gay degli USA (all. 5)
Ma se in natura esistono solo due sessi cioè il maschio (uomo) e la donna (femmina), come può esistere un terzo sesso che rap -
………………….
(11) GRAVES R., in “I miti greci (dei ed eroi in Omero)”, ed. spec. per “Il Giornale”, Milano, Longanesi & C., 1963, I, 30, trad. it.; FABRIS G.- DAVIS R., Rapporto sul comportamento sessuale degli italiani, in “Il mito del sesso”,(trad. it.), Mondatori, Milano, 1978, 115-121.
(12) MONTERONE L., Adolescenza & nostalgia del padre, in “Studi cattolici”, 530/2005, 298-299.
presenta l’alternativa ai sessi primari e identificato come omoosessualità latente?
Inoltre, è possibile sostenere che nella persona eterosessuale con una tendenza omosessuale latente possa per qualche motivo, conscio o inconscio, essere impedito e/o ostacolato a svolgere il proprio ruolo di appartenenza?
Prima di concludere questo paragrafo, conviene delucidare alcuni aspetti: essere omosessuale non significa essere affatto gay, infatti, l’omosessualità indica solo una certa inclinazione o tendenza sessuale per non dire preferenza. Il termine gay identifica uno status socio – politico ed è per questo motivo che talune persone inclini alla omosessualità non vogliono essere identificate come appartenenti a un movimento culturale e di vita simile a quella dei gay.
La maggior parte non accetta ben volentieri questi atteggiamenti o predisposizioni tanto da rifiutarle e non riconosce lo stile di vita gay come atto positivo per sé e per la società.(13) Inoltre, non è possibile identificare una persona come omosessuale o gay allo stesso modo specialmente se la persona si trova in situazioni contingenti di luogo o di tempo (in collegio, in istituti di rieducazione, in carcere, ecc.) in cui può cedere al vizio, ma tolta
………………….
(13) Il mito di Crono e di Urano spiega la motivazione del disturbo della psicopatia sessuale maschile che consiste in una forma di omosessualità passiva, orientata cioè in senso femminile.
dal contesto, la persona torna al normale stile di vita naturale. (14)
………………….
(14) la contemporanea diagnostica clinica sostituisce il termine di disturbo o concetto di disordine a quella della malattia grazie alle pressioni derivanti da gruppi di gay che hanno ideologicamente orientato il concetto della omosessualità come “normalità” tanto che dal 1973 il termine “malattia” scompare definitivamente dai normali manuali diagnostici del DSM (Diagnostic and Statistic Manual) e dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’ICD (International Classification of Diases) nel 1991 come atto finale.
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Capitolo secondo |
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L’EQUIPARAZIONE
AL MATRIMONIO |
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2.1 Il valore della differenza |
Molte persone non hanno ancora una chiara visione sulla questione Pa. C. S., “Coppie di Fatto”, “Unione di Fatto”, e tutte quelle sigle o termini inerenti al problema pertanto, per evitare una certa confusione, diventa necessario fare un minimo di chiarezza.
Iniziamo a distinguere le varie forme di famiglia che, all’infuori di quelle normali, si distaccano dal concetto di matrimonio per aderire alle unioni libere, al “matrimonio di prova”, fino a giungere allo “pseudo-matrimonio” tra le persone dello stesso sesso. (1)
Giusto per intenderci, sia la convivenza che le famiglie di fat-
to, e ancor di più le coppie di fatto (sia etero che omosessuali) sono considerate non-legali; per esempio, è come usare l’espressione di chi parla di un fratello, di un fratellastro o addirittura di un fratello adottato, tra cui al primo si riconoscono tutti i vantaggi, agli altri due, invece, nulla o quasi nulla.
……………………
(1) BENEDETTO XVI, Discorso all’apertura del convegno ecclesiale della diocesi di Roma, in “Famiglia e comunità cristiana”, Basilica di San Giovanni in Laterano, 6 giugno 2005.
Eppure lo Stato dovrebbe aiutare ogni forma di solidarietà perché dove c’è solidarietà c’è anche umanizzazione. Il problema non è rivendicato solamente dalle famiglie legali che riescono ad
ottenere il riconoscimento giuridico e l’aiuto economico dallo Stato (lo Stato riconosce e sostiene legalmente ed economicamente qualsiasi forma di associazione sempre se non è finalizzata a scopo di lucro), utile per la convivenza umana purché vengano accettate alcune condizioni poste dallo stesso Stato (art. 1,29,31). (2)
Sia nella convivenza che in tutte le altre forme non legali di convivenza, si incontrano due grosse difficoltà: sembra strano, ma le persone che decidono di convivere non accettano condizioni da parte dello Stato (come esposto precedentemente) ma tendono a dettare regole e condizioni allo stesso Stato.
Lo Stato, a sua volta, dovrebbe accettare, riconoscere e sovvenzionare, senza porsi quesiti circa il perché, per loro, la convivenza risulterebbe una unione “libera” e la loro unione libera dipende solo dalla libera espressione delle persone che decidono di convivere.
Diventa espressione di una autentica libertà anarchica che si fa
passare come una vera liberazione dell’uomo. La convivenza, ……………………
(2)
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, Principi fondamentali, art. 1: ”…La
sovranità appartiene al popolo…”; Art. 31, Titolo II, Rapporti
etici-sociali: “La Repubblica agevola
con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e
l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie
numerose. …”.
come atto libero, diventa la richiesta di una equiparazione alla famiglia fondata sul matrimonio.
La seconda richiesta è a dir poco assurda poiché la famiglia è (con lo Stato) l’unica aggregazione naturale che risulta indispensabile per la formazione delle nuove generazioni. La famiglia fondata sul matrimonio è la cellula primaria di ogni società dove la continuità delle cure interne alla famiglia riescono ad assicurare e a produrre effetti che nessun altra realtà sociale riesce ad assicurare.
Nella famiglia si realizzano tutte quelle forme basate sull’amore totalizzante che è l’unica forma di amore che garantisce le continue e attente cure verso le persone.
Amare totalmente significa amare “tutta” la persona, amare con tutto se stesso, per sempre, sottolineando la vera continuità della dimensione dell’amore.
Ed è per questi motivi che la famiglia tradizionale, sancita dalla Costituzione, si rivela insostituibile per il bene delle persone, offrendo un servizio unico e imparagonabile alla società.
Di questo ce ne accorgiamo in tutti quei casi dove la società fa poco o nulla, come l’assistenza al coniuge, ai figli, agli anziani, agli ammalati, agli handicappati, ecc., tutti casi di difficile comprensione ma che ricadono sulla famiglia che accoglie e protegge i membri più deboli svolgendo con amore un servizio alla società.
La famiglia ha il compito cristiano di provvedere ad educare i figli, funzione che la società non è in grado di compiere e tanto meno di garantire senza le dovute strutture.
Il paragone tra il tipo di servizio offerto dalla famiglia e dalla società è completamente diverso dal tipo di servizio offerto o pre-
stato dalla convivenza (per non parlare delle coppie omosessuali).
E allora, come è possibile mettere sullo stesso piano le varie “famiglie”?.
Nelle coppie di fatto (sia etero che omosessuali), proprio in virtù della convivenza, è accettabile supporre che ci sia amore ma è un amore messo in dubbio e in “forse” dalla clausula che è propria della convivenza, cioè il libero arbitrio che uno dei due possa lasciare l’altro quanto meno se lo aspetta.
In una situazione del genere diventa difficile capire il perché della richiesta degli stessi vantaggi concessi alla famiglia legale, dato che la società non può avere le stesse concessioni e vantaggi della famiglia normalizzata.
La giustizia distributiva esige che ognuno ricavi qualcosa proprio in proporzione di ciò che sa dare, pertanto, la famiglia dà tanto alla società, a differenza delle “famiglie” dei conviventi o delle “coppie di fatto” che non garantiscono una vera continuità, poiché sentendosi “liberi”, offrono poche garanzie allo Stato, garanzie di gran lunga inferiori rispetto a quelle assicurate dalle
famiglie basata su un patto stabile con la società. (3)
La società attuale è continuamente attaccata dai diversi mali che si presentano sotto il simbolo della modernità e questa è stata la “giusta” osservazione fatta dal Presidente della Camera dei De-
putati Fausto Bertinotti che dal suo inizio di mandato ha pubblica-
mente affermato una spiacevole dichiarazione tanto da invitare la Santa
Sede (nel nome del Papa) a non intromettersi con una ampia opposizione in merito
alle “coppie di fatto. (4)
E ancora un plauso del ministro Rosy Bindi per le iniziative promosse dalla Regione Puglia, che affermano leggi a favore delle convivenze civili: “…sintesi tra i diritti della famiglia e i diritti delle persone, che fanno parte di convivenze civili diverse da una famiglia...” (5) che è stata subito contestata (per non dire scomunicata) dalla Santa Sede per la sua irrefrenabile posizione ponendosi favorevole all’apertura del riconoscimento dei diritti delle coppie conviventi e soprattutto nel sostenere di essere favorevole ad avvicinare le coppie omosessuali al concetto di famiglia. (6)
……………………
(3) MURARO G., Convivenze e coppie di fatto non sono identiche alla famiglia, in “Famiglia Cristiana”, Paoline, Alba, 28, LXXI (2001), 11.
(4) DEL COLLE B., La difficile convivenza di una unione divisa, in “Famiglia Cristiana”, San Paolo, Alba (Cuneo), 22, LXXVI (2006), 25.
(5) S. F.,
Rosy Bindi: osservatorio sulla famiglia in Puglia, bene la legge sui “PACS”,
in “
(6) S. F.,
PACS, L’osservatore Romano contro il neo ministro Rosy Bindi, in “
Un valido contributo di chiarezza proviene dal Cardinale Pompedda (giurista della Santa Sede) che ha aggiunto: “…il legislatore potrà e dovrà regolare diritti e doveri che nascono dalle unioni di fatto, ma la regolamentazione non dovrebbe essere estesa alle unioni omosessuali e dovrebbe escludere che non vi possano essere equiparazioni al matrimonio o anche solo una simulazione dell’istituto matrimoniale…” (7) o ancora, le osservazioni del cardinale Ruini che ribadisce un pensiero forte dove, le “…convivenze eterosessuali sono usate come grimaldelli poiché, la loro diffusione è in grado di far convergere comprensioni e benevolenze…” anche se il vero obbiettivo è tutt’altro poiché “…le convivenze tra coppie omosessuali, alle quali un riconoscimento pubblico darebbe un’arma formidabile al fine di accreditare l’esistenza di una forma alternativa di famiglia. E dove c’è famiglia, inevitabilmente ci sono anche i figli. E qual sarebbero i loro diritti?…”. (8)
La polemica, che è sfociata in un vero dibattito politico, denota una assoluta inesattezza caratterizzata dalla polemica del riconoscimento (per non dire legalizzazione) delle coppie di fatto sia etero che omosessuali.
La pacatezza, su questa questione complessa e delicata, è d’obbligo poiché, ancora una volta, i credenti vengono investiti e
……………………
(7) IBIDEM 4.
(8) ANGELI F., L’Osservatore Romano boccia la dichiarazione di Rosy Bindi, in “Il Giornale”, 23 maggio 2006, 4.
lacerati, tra le esigenze del rispetto delle diversità e dell’accoglienza cordiale a tutti gli uomini, indipendentemente
dalle loro scelte e dai loro stili di vita e le esigenze del rispetto dell’istituzione del matrimonio, vivendo nel dualismo e nel parallelo dovere di non venire meno alle responsabilità e di salvaguardia del bene comune della società.
Parlare di “unione di fatto” esclude
categoricamente il concetto di “famiglia”, di matrimonio e tanto meno di
“patto”che potrebbe far pensare a una sorta di “piccolo matrimonio” che
si pone al di là del nome, diverso dal concetto di famiglia o di matrimonio o
di altre cautele verbali. Le leggi presentate fino ad oggi alle varie Camere
sono state modellate
in gran parte sull’Istituto
Matrimoniale, prefigurando ciò che potrebbe essere chiamato “piccolo
matrimonio”, anche se è un qualcosa che non ha nulla a che fare
con le reali regole e che potrebbe oscurare la natura e il valore della
famiglia (con un gravissimo danno al popolo italiano), e tanto meno
al primo
piccolo passo o gradino in
attesa di un vero riconoscimento. (9)
La convivenza non può avere alcuna garanzia di diritto civile; è pur vero che esiste un diritto al matrimonio sancito dalle leggi ma non esiste un diritto alla convivenza, solo una legittima aspettativa di convivenza che si deve basare sulle esigenze della società pertanto, il matrimonio non è equiparato alla convivenza ……………………
(9) RUINI C., Prolusione al Consiglio Permanente della CEI, 19 settembre 2005.
perché non è possibile sovvertire un sistema costituzionale.
Nella nostra società pluralistica, gli orientamenti etici e culturali sono variegati e diversificati tanto che tendono a svuotare, di fatto, l’Istituto del Matrimonio, come l’adozione dei figli a persone single (che in fin dei conti non possono dare adeguate garanzie di stabilità e di attitudini educativa) oppure, estendere alla convivenza tutte quelle norme pensate, studiate e mirate a garantire una adeguata stabilità familiare affinché possa assolvere determinati compiti. (10)
Pertanto, è necessario evitare (fin quanto è possibile) una equiparazione di fatto tra ciò che la Costituzione chiama famiglia e ciò che costituzionalmente non è possibile chiamare famiglia per ché non è riconosciuta come tale.
Si spera sempre che il richiamo ai valori della famiglia e all’etica cattolica mantengano un sano e responsabile sangue fred -
do, che non debba impaurirsi sotto le disinvolture giuridiche Zapateriste (11) o alle chiassose manifestazioni dell’”orgoglio omosessuale” che tendono a scardinare l’istituto della famiglia.
Le azioni meno appariscenti sono le più insidiose e pericolose che, annidandosi nella cultura consumistica, con la tendenza allo scadimento qualitativo dell’incontro d’amore e alla banalizzazione
della sessualità, che diventano l’espressione di una autentica liber-
……………………
(10)
FRA. CA., Martini, la rosa nel pugno del Vaticano, in “
(11) TORNIELLI A., Il Papa esalta la famiglia ma cerca il dialogo con il governo spagnolo, in “Il Giornale”, 9 luglio 2006.
tà anarchica che si fa passare come una vera liberalizzazione della libertà dell’uomo, con una reale assenza di un effettivo riconoscimento sociale della famiglia.
2.2
Il matrimonio tra omosessuali
Pochi anni fa, il Parlamento Olandese approvò una legge a modifica del Codice Civile tanto da estendere il matrimonio civile e il diritto di adozione alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Un atto che inizialmente apparve come una manifestazione dell’estro del popolo olandese, un ennesimo provvedimento “troppo liberale” per alcuni, contro la morale per altri, tanto da diventare ben presto qualcosa di ben più complesso e rilevante. Tanto rilevante da “contagiare”, a distanza di pochi anni, altri paese, paesi di ben tre continenti.
Alla base del riconoscimento delle unioni formate da persone dello stesso sesso, vi sono principalmente due esigenze, una di natura sociale che può rivestire anche un significato simbolico e uno di carattere giuridico che si manifesta sia sul piano dei principi fondamentali che, sul piano delle regole dell’ordinamento tanto che, dette regole possono incidere sulla vita quotidiana delle persone.
In merito al primo aspetto, è evidente che il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso ha avuto un impatto incisivo sul piano sociale contribuendo ad un significativo superamento della stigmatizzazione della persona omosessuale.
Tale riconoscimento, non solo produce effetti giuridici, tanto da rimuovere una disparità di trattamento operante dell’ordinamento giuridico ma, espone l’esistenza di forme alternative di famiglia, nonché la visibilità di diverse forme di sessualità, diversamente rilegate alla sfera della vita privata, quando non penalmente sanzionate, contribuendo ad una percezione sociale delle persone omosessuali e al superamento, o quanto meno al contenimento, delle discriminazioni di fatto.
Ma il matrimonio è un istituto percepito per la sua profonda valenza religiosa più che giuridica tanto da prendere atto che le istituzioni civili tendono a slegarsi dalle istituzioni religiose con la relativa conseguenza di un matrimonio civile posto tra due conviventi o aspiranti tali che vorrebbero istituzionalizzare il loro rapporto sotto la sigla dei Pa.C.S. o sigle equivalenti. (1)
In Belgio, per esempio, Paese di ispirazione cattolica, solo poco più di un decennio prima il sovrano Balduino aveva esercitato una inusuale forma di protesta (o obiezione di coscienza) abdicando per quarantotto ore pur di non essere costretto a promulgare la legge sull’aborto, precedentemente approvato dal Parlamento belga. (2)
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(1) MEYRINK G., in “Il volto verde”, Adelphi, Milano, 2002, 112-120.
(2) FABENI S., Famiglie e “matrimonio gay”, in “I principi dello stato laico” e “Critica liberale”, 111, gennaio/luglio 2005.
Certamente, un dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, mette in discussione l’idea della famiglia e del matrimonio, recuperando un principio fondamentale dello Stato laico rappresentato dal fatto che l’istituto del matrimonio, riconosciuto dall’ordinamento, produce delle conseguenze giuridiche, non è può definire a priori sulla base di convinzione religiosa ma mette in discussione il ruolo stesso delle donne e degli uomini nell’ambito della società e della famiglia, la stessa famiglia intesa come formazione sociale santo da consentire agli individui una effettiva liberalizzazione dei ruoli riconosciuti dalla società in ragione del loro genere.
Riconosce altre forme alternative di famiglia non ha la stessa valenza simbolica e lo stesso impatto soprattutto se si considera cosa significa “matrimonio” nell’ambito di uno Stato laico. (3)
Per quanto riguarda la valenza giuridica del riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso, è necessario fare una distinzione in senso formale e in senso sostanziale.
Il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso risponde ad una esigenza di uguaglianza e non di discriminazione sul piano dei principi.
Sul piano delle regole, le esigenze si traducono nell’avere gli
stessi diritti, benefici e doveri cui sono soggetti le persone che contraggono il matrimonio nel senso sostanziale, il matrimonio
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(3) SAINT MARTIN L.C., in “L’uomo del sesso”, Chiari ed., Firenze, 2003, 30, (trad. it.).
non è sinonimo di garanzia di diritti. (4)
I diritti richiesti dalle coppie omosessuali pongono delle questioni sia sul paino dell’equivalenza formale che su quella sostanziale con delle conseguenze più o meno rilevanti, sia sul piano dei principi che sul piano delle regole.
Questo è accaduto con l’introduzione del “patto civile di solidarietà” francese e degli istituti simili in altri paesi dell’Europa
che, pur rispettando le esigenze delle società occidentali, si ritrova a riconoscere delle forme di famiglia diversa da quella fondata sul matrimonio.
Nasce una sorte di “gerarchia” tra le varie forme di famiglia che vede al vertice della piramide coniugale il matrimonio eterosessuale. (5)
Estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso potrebbe essere un passaggio necessario per lo Stato tanto da riconoscere una piena uguaglianza ai suoi cittadini, ponendo una pietosa parvenza di piena dignità alla situazione e alla scelta di una vita personale.
Insomma, una alternativa al concetto di “famiglia”, in una ot -
tica basata non solo su dei principi di eguaglianza ma, anche ba-
sata sui principio di pluralità delle svariate forme famigliari. (6)
------------------------------
(4)
Paradossalmente,
(5)
BORRILLO D., Orientation sexuelle, in “Dictionnire
des cultures gay set lesbiennes”, Larousse, Paris, 2003, 346.
(6) EVOLA J., in “Metafisica del sesso”, Mediterranee, Roma, 1994, 89-95.
In questo modo, il matrimonio diventa solo e una semplice attribuzione di un riconoscimento legale, con dei benefici ad una relazione “coniugale” ma, senza alcun riferimento ai principi di stabilità, basati sulla procreazione e al bene comune. Il “matrimonio” diventa un matrimonio ridotto a una semplice relazione sessuale tanto da mobilitare tutta una sorte di risorse statuarie e statali solo ed esclusivamente a favore del sesso considerato che non è mai emerso un minimo di disinteresse al riguardo.(7)
Ma, il termine, a difesa del matrimonio, così come definito dall’euro-parlamentare italiano Bottiglione nel bacchettare l’euro-parlamentare belga Selena, deriva dal latino il cui significato è “protezione della madre” nel senso più ampio del termine poiché, con il matrimonio, si protegge la donna nel far crescere e proteggere nel proprio grembo la futura vita, protezione che deriva e proviene dal maschio con il compito di curarsi di loro. (8)
------------------------------
(7)
DE SOUZA R., Marriage now just a sexual relationship, in “National
Post”,
(8) JEANJAN 83, P.E.: matrimonio omosessuale è un diritto fondamentale, in “Zenith.Org”, 18 gennaio 2006.
2.3
Il riconoscimento
Il
termine “coppia di fatto”(1) identifica l’unione di due persone che
convivono in modo stabile senza la formalizzazione del matrimonio ma, con un
sostanziale rispetto dei doveri matrimoniali, contrapponendosi alla famiglia
legittima che costituisce il modello di famiglia disciplinato compiutamente
dall’ordinamento.
Questa
situazione scaturisce da una libera scelta della coppia che ritiene inopportuno
vincolare il proprio rapporto secondo le discipline giuridiche caratterizzate
dal vincolo matrimoniale.
In
alcuni casi, la convivenza costituisce l’unica soluzione possibile in attesa
di una separazione definitiva, dal divorzio o dall’annullamento di un
precedente matrimonio.
In
realtà, in Italia non ci sono fin ad ora, leggi che disciplinano o riconoscono
la “famiglia di fatto” e in mancanza di una normativa organica della
materia, resta aperta la possibilità circa il riconoscimento di una disciplina
che possa tutelare la “famiglia di ……………………….
(1) FRANCESCHELLI V.,
Famiglia di Fatto, in “Enciclopedia del
diritto”, IV, 2002, Milano, 365.
fatto”
dal complesso delle norme tutte destinate alla famiglia legittima (2) che se uno
dei primari obbiettivi del programma dell’Unione, era quello di creare un vero
dibattito a favore delle “coppie di fatto”.
Promotori
come l’on. Franco Grillino, presidente dell’Arcigay, l’on. Vladimir
Luxuria, transessuale, eletto alla Camera dei Deputati, l’on. Barbara
Pollastrini anch’essa eletta alla Camera dei Deputati e altri, tendono in ogni
modo di accelerare una apertura al dibattito anche se ostacolati in ogni modo
dalle forze politiche di opposizione e di maggioranza.(3)
Ogni
equiparazione tra le due figure è da escludere a priori anche perché l’art.
29 della Cost. Italiana pone la famiglia legittima quale forma di convivenza
privilegiata dall’ordinamento mediante misure di tutela ad esse esclusive
poiché i coniugi assumono con il matrimonio un impegno socialmente rilevante
costituendo una unione tendenzialmente stabile e sottoposta alle discipline
dell’ordinamento giuridico. (4)
In
un certo senso, la “coppia di fatto” potrebbe essere inquadrata tra le
formazioni sociali previste dall’art. 2 della nostra
Costituzione che prende in considerazione il tipo di coppia per un
……………………….
(2) GRILLINI F. in “Stare insieme”, AA.VV., Napoli, 2001, 45.
(3) B. POLLASTRINI, Prenderò in mano il dibattito per avere subito
la legge sulle coppie di fatto, in “Gazzetta
del Mezzogiorno”, 8 Nov. 2006, 16.
(4) sulla stabilità
dell’unione si fondono delle priorità come il regime di comunione legale con
i diritti naturali di successione del coniuge defunto che non è una prerogativa
di estensione per il convivente.
riconoscimento
sulla base della rilevanza giuridica; infatti, l’art. 2 favorisce lo sviluppo
e la piena realizzazione della persona mediante una forma non episodica di
convivenza famigliare fondata sulla solidarietà reciproca e di cure della prole
applicando ai conviventi di fatto, tutte quelle forme di tutela appartenenti
alla famiglia legittima all’infuori di quelle strettamente collegate dal
vincolo matrimoniale che si basa sull’impegno sociale con una stabile
comunione di vita. D’altro canto,
secondo i
dati non ufficialmente
diffusi dai mass media, a
seguito del convegno: “Stare insieme: studi, ricerche e proposte sulle
famiglie di fatto” organizzato dal Dipartimento delle pari opportunità del
comune di Pisa, le coppie che hanno scelto di convivere senza alcun legame
formale sarebbero, a tutt’oggi in Italia, circa 340.000.
Da
una indagine sarebbe emerso, inoltre, che negli ultimi quindici anni, la formula
di convivenza sarebbe stata praticata da circa tre milioni di persone inoltre,
da un censo ISTAT, le unioni di fatto sarebbero il 6% del totale e questo senza
tener conto delle convivenze omosessuali. In pratica, è un fenomeno che,
all’evidenza, è andato via via assumendo maggiore rilievo anche nel nostro
Paese che, pur richiedendo una maggiore attenzione da parte di tutti, impone una
valutazione e decisione,a dir poco, non facile. (5)
……………………….
(5) DERIU L., La
giurisprudenza e le famiglie di fatto: un’attenzione in crescendo, in “Famiglia
oggi”, 2/2000, 8 e ss..
Alcuni
ordinamenti stranieri (tra i quali quelli francesi, olandesi,
ecc.) hanno
inteso di superare la
difficoltà derivante dalla
mancanza di un atto costitutivo della famiglia, qual è il matrimonio tanto da
consentire un “patto di solidarietà” per lo più in maniera formale e
sottoposta a pubblicità, al quale sono connesse misure di tutela per le parti,
non necessariamente conviventi.
Per
il riconoscimento di una “coppia di fatto” o di una “famiglia di fatto”,
necessita risolvere un
problema di fondo che si basa
sulla costituzione e individuazione degli elementi costitutivi
primari in fatti, manca
proprio un atto formale della quale la “famiglia” trae origini. (6)
Anche
se gli individui della “famiglia di fatto” assolvono le stesse funzioni
analoghe alle “unioni matrimoniali” (anche senza alcun impegno in tal
senso), i suoi elementi caratterizzanti possono ritenersi in via interpretativa
come:
1
– Mancanza del vincolo
matrimoniale
2
– Diversità di sesso dei
membri della coppia
3 –
Impegno di stabilità della coppia con l’osservanza dei doveri matrimoniali
(comunione di vita matrimoniale e spirituale) (7)
4 –
Conoscenza sociale della convivenza
……………………….
(6) per la famiglia legittima
corrisponde al matrimonio mentre, per gli ordinamenti stranieri è la
registrazione del c. d. “patto di convivenza”.
(7) alcune violazioni dei
doveri matrimoniali non impediscono la sopravvivenza del matrimonio tanto da non
segnare lo sfaldamento della “famiglia di fatto”.
pertanto,
non è possibile parlare di “famiglia di fatto” nei seguenti casi:
1)
Convivenza fondata su un matrimonio annullato (il vincolo
si è
comunque costituito, sia pur precariamente) poiché certi effetti del matrimonio
si sono comunque prodotti;
2)
Riguardo ad una coppia di omosessuali;
3)
Quando la coppia opta per un impegno di convivenza sporadica o se si
svincola dal rispetto dei doveri matrimoniali (come la convivenza tra fratello e
sorella) che
rileva la
mancanza della procreazione
dovuto proprio dall’impossibilità di intrattenere rapporti sessuali;
4)
Quando la convivenza viene tenuta segreta o in quei casi di breve durata
tanto da non essere riconosciuta nell’ambito sociale di ciascuno dei due.(8)
……………………….
(8) AULETTA T., La famiglia di fatto, in “Il diritto di famiglia”, Giappichelli, Torino, 2004, VII, 10-16.
2.4
Coppie omosessuali ed eterosessuali
La portavoce del governo spagnolo, Maria Teresa
Fernandez de
Il problema è compromesso fin dall’inizio anche perché la differenza tra le realtà delle coppie omosessuali e quelle eterosessuali sono molto significative poiché, l’ambiente omosessuale è differente dalla famiglia tradizionale sia per il costrutto che per i valori che si acquisiscono.
In una relazione omosessuale, i cui partners si considerano impegnati in una unione stabile, ha un significato molto differente dalla relazione impegnata che indica qualcosa di differente da quello che significa nel matrimonio eterosessuale.
In uno studio effettuato negli U.S.A., il problema ha suscitato una notevole perplessità poiché, si è rilevato che una relazione
…………………………
1) Cor. M., adozioni gay: le ragioni del no, in “L’Avvenire”, 01 ottobre 2004, 16.
omosessuale dura in media in media tra i 2 e i 3 anni (2) e solo una bassissima percentuale delle coppie omosessuali ha avuto un solo partner nella sua vita.
Per eliminare ogni dubbio di sorta che possa sussistere una equivalenza tra le coppie omosessuali e quelle eterosessuali,ci sono degli studi che hanno approfondito la tematica sui diversi aspetti della differenza delle due coppie in oggetto e soprattutto in merito alla fedeltà sia sessuale che sponsale all’interno del matrimonio.
In “Sex in American”, definito dal New York Times come lo studio più importante del comportamento sessuale americano dopo il rapporto Kinsey, Robert T. Micheal riporta che il 90% delle mogli e il 75% dei mariti hanno dichiarato di non aver mai tradito il proprio partner al di fuori del matrimonio(3) inoltre, sempre della stessa ricerca, si è rilevato che il 77% degli uomini e il 88% delle donne sposate sono rimasti fedeli alla loro prima promessa di matrimonio.
Questa indagine (dove gli U.S.A. vengono sempre presi come punto di riferimento) comporta una riflessione sugli impegni che rilevano una fondamentale incapacità all’impegno che è assiomatico nell’istituzione del matrimonio.
…………………………
2)
MCWHIRTER D.P.- MATTISON A.M. The man couple: How relationships devolop?,
Prentice – Hall,
3)
MICHAEL R.T., SEX IN AMERICA: a definitive survey, Little, Brown & company,
1994, (op. trad.).
Inoltre, nelle coppie omosessuali, le incidenze sul sociale sono notevolmente rilevanti anche per quanto riguarda le patologie col
legate alle relazioni omosessuali come l’A.I.D.S. che venne osservato per la prima volta nel lontano 1981 e che venne definito con la sigla G.R.I.D.S. (Sindrome Relativa alla Immunodeficienza dei Gay) poiché tutti i casi sembravano che riguardassero solo e soprattutto i rapporti tra persone dello stesso sesso di cui, in prevalenza i gay.
Solo in un secondo tempo si scoprì che la diffusione dell’A.I.D.S. si era esteso ai tossicodipendenti pertanto, le varie nazioni e soprattutto negli U.S.A. (dove i casi erano di maggiore rilevanza) si intaccò le economie sociali per svariati milioni di dollari per una giusta profilassi ed educazione al sesso sicuro. (4)
Altro grande problema che esiste in una famiglia omosessuale è la violenza durante la relazione omosessuale che, in certi versi è soggetto a violenza e infortuni anche dovuto in parte alla loro naturale vita di trasgressione anche per l’uso di sostanze stupefacenti.
Da una statistica proveniente da uno studio effettuato in Australia e pubblicato dal National Center in H.I.V. Social Research nel 1998, si è scoperto che “l’uso di droga è elevato tra gli omosessuali attivi rispetto alla popolazione generale.
…………………………
4) HART G.J., Rischi e prevenzioni contro l’HIV e l’epatite B, in “Matrimonio omosessuale: la prossima domanda”, (trad. It.), N.Y. press, New York, 1994, 863-869;
Droghe particolari, specialmente le cosiddette “party drugs”, sono usate da un considerevole percentuale di omosessuali attivi”.
Queste sono solo alcune considerazioni che ci permettono di
valutare un netta differenza tra una coppia omosessuale e una coppia eterosessuale per non aggiungere altri elementi che possano dare maggiore scandalo comete incidenze di problemi di salute mentale, gli alti rischi di suicidi, le ridotte aspettative di vita che è molto più breve rispetto i componenti di coppie eterosessuali tanto che in un rapporto di uno studio pubblicato su International Journal of Epidemiology sui tassi di mortalità degli omosessuali, il rapporto conclude con:
“…in un importante centro
canadese, l’aspettativa di vita per gli uomini gay e bisessuali all’età di
20 anni è da
Volendo essere ottimisti, possiamo dire che gli uomini gay e bisessuali di questo centro urbano stanno godendo della stessa aspettativa di vita che avevano tutti i canadesi nel 1871. (5)
Ma una maggiore preoccupazione riguardano i bambini collocati in ambienti omosessuali che potrebbero trovarsi orfani a
…………………………
5)
HOGG R.S., Modeling the impact of HIV disease on mortality, in Gay and Bisexual
Men, International Journal of Epidemiology,
26, 1997, 675, (op. trad.).
causa del distruttivo stile di vita degli omosessuali. (6)
Certamente che sussiste una motivata intenzione degli attivisti omosessuali che tendono, nel modo più semplice e sofisticato, a ridefinire la condivisione della vita coniugale convenzionale e tradizionale.
Per la loro stessa ammissione, essi aspirano a cambiare il carattere essenziale del matrimonio, rimuovendo proprio gli aspetti della fedeltà e della castità promuovendo una relazione di tipo innovativa.
Secondo lo scrittore e attivista omosessuale Michelangelo Signorile, lo scopo degli omosessuali è “…battersi per il matrimonio fra persone dello stesso sesso e per i suoi benefici e poi, una volta assicurato questo, ridefinire completamente l’istituzione del matrimonio, chiedere il diritto di sposarsi non come modo per aderire ai codici morali della società, ma piuttosto per smitizzare un mito e modificare radicalmente una istituzione arcaica. … L’azione più sovversiva che possano intraprendere gli omosessuali…è di trasformare interamente la nozione di “famiglia””. (7)
Ma Signorile non si ferma solo a questo tipo di affermazione,
…………………………
6) Nel 1990, Wayne Tardiff e il suo partner, Allan Yoder, furono i primi omosessuali a cui furono permessi di diventare genitori adottivi nello stato del New Jersey. Tardiff morì nel 1992 all’età di 44 anni mentre Yoder morì pochi mesi dopo, lasciando un “orfano” di 5 anni:tratto da “OBITUARIES, THE WASHINGTON BLADE”, 16 LUGLIO 1992, (op. trad.).
7) SIGNORILE M.,Bridal Wave, in “Out”, Dicembre 1994; MENDOLA M., in “The Mendola report”, Crow, N. Y., 1980, 53.
andando oltre ridefinendo il termine di monogamia: “Per questi uomini il termine monogamia non significa necessariamente esclusività sessuale…. Il termine “relazione aperta” ha assunto per moltissimi uomini gay un particolare significato: una relazione in cui i partner fanno spesso sesso all’esterno, mettono via il loro risentimento e la loro gelosia, e discutono l’un l’altro della loro attività sessuale esterna o condividono i partner sessuali” (8) anche perché nella vita coniugale tra persone dello stesso sesso l’impulso è costituito essenzialmente dal bisogno di assorbire la mascolinità dall’altro sesso pertanto, l’omosessuale ha la necessità di cercare nuovi partner ed è per questo che tra i matrimoni omosessuali, sussiste una certa continuità dove si prefiggono un accordo di relazioni esterne mantenendo in apparenza una relazione stabile. (9)
Si evidenzia che si cerca di ridefinire la vera natura della famiglia ignorando tutto il patrimonio basato sulla saggezza delle culture e delle società di antiche date che possono testimoniare concretamente il vero valore della coppia eterosessuale e della famiglia tradizionale composta da un padre, da una madre e dal dono della procreazione e partecipazione della Divina volontà di Dio che parte proprio dalla sacralità del matrimonio.
…………………………
8)
Signorile M., in “Life outside”,
Harper Collins, N.Y., 1997, 213, (op. trad.).
9)
AARON W.- STRAIGHT, Bantam Books, N.Y., 1972, 208 (op. cit. da NICOLOSI J), in
“Separative Therapy of Male Homosexuality”, 125; opp. cit. da
KNIGHT R. H., in “HOW DOMESTIC
PARTNERSHIP AND “GAY MARRIAGE” Threaten the Family, “Family RESEARCH
COUNCIL, INSIGHT, Luglio 1994, 9, (op. trad).
Un ambiente famigliare composto da persone dello stesso sesso, non può mai e poi mai sostituire la “normale “ famiglia anche perché, ogni componente della famiglia assume un ben e distinto ruolo nella famiglia omologata da secoli dove la vita viene scandita da: “se le madri sono portate a prestare speciali attenzioni alle necessità presenti nella famiglia, i padri sono portati a prestare speciali attenzioni a quei tratti del carattere necessario per la sopravvivenza nel futuro come l’indipendenza, la fiducia e la volontà di superare ogni ostacolo proveniente dall’esterno” . (10)
La completezza tra i due sessi deriva dalla innata differenza tra i due sessi che non può essere arbitrariamente sostituita poiché, la donna offre il ruolo della flessibilità e comprensione all’interno della famiglia mentre, l’uomo offre una estrema prevedibilità e linearità ed entrambe le dimensioni determinano un regime educativo tanto efficace quanto bilanciato e umano (11) e ogni tentativo di ribaltare l’importanza della famiglia sostanzialmente innata, cade nella infondatezza nonostante le accuse di discriminazione sessuale e di omofobia pertanto, la struttura del matrimonio rilevata da generazione si rivela ancora ora la migliore anche se, in una società del tutto democratica come la nostra, chi …………………………
10)
THOMSON E., Structure and Chield Well-Beign, in “Economic
Resources Vs Parental Forces” (trad. It.), 73, 1994, 221-242;
11)
( POPENOE D., in “Life whithout
father”, Harvard University Press,
sceglie di coabitare come le unioni omosessuali, ha la libertà di farlo ma senza promuovere alternative al Sacro matrimonio e soprattutto a quello Sacro che è un dono di Dio e celebrato tramite i Sacramenti Divini.
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Capitolo terzo |
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3.1 La famiglia nel progetto di Dio |
“…La famiglia va difesa, non indebolita…”, “…niente battaglie…”, ”…ma testimoniare la bellezza del vivere in Cristo…” questo è quanto viene dichiarato dal Cardinal Scola, Patriarca di Venezia poiché deve esserci un “…accompagnamento del popolo italiano, che è ancora cattolicamente riferito…”. (1)
La famiglia ha origine dal matrimonio e in ogni società esiste in qualche modo una forma di matrimonio che si basa sulla trasmissione di un vero patrimonio che viene assunto da generazione in generazione dando una protezione e cura ai bambini che crescono e per costruire una forma di cooperazione sia sociale che economica.
Ancora oggi, nella nostra società, esiste il matrimonio con una specifica identità, vincolante e riconosciuta sia a livello giuri -
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1) LAGGIA A., Ma questa Italia è ancora cristiana, in “Famiglia Cristiana”, LXXV, 46/2005, Milano, 18 – 22.
dico che costituzionale basandosi su una naturale istituzione il cui senso religioso, è l’atto sacramentale.
L’unione che si forma tra i due ha un carattere generativo fon-dato sul loro amore, amore che si trasforma in un trasmettitore per il futuro tramite i figli.
Ma cosa significa riconoscere un valore sacramentale al matrimonio?
Il matrimonio, elevato a sacramento da nostro Signore Gesù Cristo, è quello specifico che lo distingue dalle comuni istituzioni umane.
Secondo Ugo di San Vittore (1096-1141) il riconoscimento della «sacralità» al matrimonio, deriva dalla prima istituzione al momento della creazione, una sacramentalità che non è motivata dal peccato e tanto meno come rimedio ma, l’espressione simbolica di un patto di comunione tra un uomo e una donna.
Nel matrimonio esiste una sorte di duplice sacralità:
1. sacralità del sacramento che si traduce nell’amore di Dio e l’anima della comunione amorosa tra l’uomo e la donna;
2. sacralità dell’ufficium del sacramento che è il prefigurare l’unione carnale degli sposi con l’incarnazione del Verbo cioè, la
sua unione alla carne della natura umana, grazie alla quale la Chi -
sa è sposa del Verbo incarnato. (Ef 5,32)
L’apostolo Paolo chiama il matrimonio: “Sacramentum Magnum” (Mystèrion mèga) la cui interpretazione viene posta come storia della salvezza, è il farsi “carne” del Verbo, il compimento storico della donazione di Dio all’uomo.
Il matrimonio, primo tra le realtà del creato, esiste per signifi-care l’amore di Dio per l’uomo dove l’unione carnale è parte integrante del matrimonio (ne è ufficium, compito, dovere) tanto da esprimere una seconda sacralità nei confronti dell’amore Divino e che neutralizza l’appiattimento del matrimonio da una semplice sensualità incontrollata.
L’origine del matrimonio si evince dal testo dal
primo libro dell’A. T. (Gn 2,25) e dall’esaltante grido dell’uomo «…questa
volta lei è carne della mia carne…» in cui si nota l’amore tra Dio e
l’uomo; l’unione del Verbo incarnato con
Il racconto, notoriamente conosciuto, ha un profondo significato ma è poco nota l’espressione simbolica della narrazione del primo matrimonio.
Dio crea prima l’uomo-maschio e affinché non sia solo, gli creò un essere della sua stessa natura, ma differente sessualmente da lui. E’ la donna, creatura “costruita” da Dio dalla costola dell’uomo, costola presa da Adamo mentre era immerso in un profondo sonno.
Adamo, nello svegliarsi riconosce il dono fattogli da Dio, prendendo la donna per moglie (Gn 2,24).
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(2) SALMERI G., Simboli e natura, la sacralità del matrimonio, in “Anthropotes”, 8, XX, (2000), 23-41;
Nasce il
matrimonio alla luce del mistero sponsale che
unisce Cristo e
“…Nessuna società può accogliere in sé ogni forma di vita. E’ vero che possiamo deplorare, per così dire, la limitatezza dello spazio dei mondi sociali, e in particolare del nostro, e che alcuni inevitabili affetti della nostra cultura e della nostra struttura sociale possano dispiacersi ma, esiste un mondo sociale sena perdite; un mondo sociale, cioè, che non escluda modi di vita i quali realizzano, in maniera peculiare, certi valori fondamentali; che per cultura e per le istituzioni non si dimostri troppo congeniale a tali modi di vita.” (3)
Da questo si deduce che uno stile matrimoniale, e soprattutto famigliare proposto dal cristianesimo appartiene agli stili di vita produttivi di capitale sociale.
L’uomo rifiuta un suo individualismo pertanto, nasce una relazione interpersonale ed essenziale nei confronti della persona dell’altro sesso (4) inoltre, il bene comune è realizzato da
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(3) CRAWLS J., in “ Liberismo politico”, Ed. di Comunità, Milano, 1994, 171-172.
(4) DONATI P., in “Pensiero sociale cristiano e società post-moderna”, Ed. A.V.E., Roma, 1997, 65.
agenti razionali che, praticano uno stile di vita, piuttosto di praticare un altro stile di vita che sterilizzerebbero il bene comune erodendo un universo razionale che è buono solo nelle persone che tendono a crescere e a far crescere uno status di dimensione efficace ed essenziale.
Si deduce che esistono stili di vita o di vita matrimoniale e familiare che concorrono al bene del disegno di Dio (che corrisponde al bene comune) mentre, ci sono altri stili di vita (matrimoniale o familiare) che concorrono all’erosione del valore primordiale voluto da Dio.
La proposta cristiana appartiene al primo tipo di stile di vita matrimoniale e familiare.
Nel progetto di Dio, in merito al matrimonio e alla famiglia, si evincono alcune caratteristiche che possono essere sintetizzate da:
1) il matrimonio è l’unione pubblicamente riconosciuto tra un uomo e una donna (Gn. 2,25), indissolubile sia all’interno che dall’esterno, orientato alla generazione e alla educazione dei figli;
2) il matrimonio è stato elevato alla dignità di sacramento da Cristo (Ef. 5,25) dove, per “elevato” si intende che la sacralità non si contrappone ma, rafforza la coniugalità con un simbolismo che riguarda il nucleo stesso della fede.
3) Nasce un legame “de jure” indissociabile tra i coniugi e la genitorialità dove, la genitorialità si riduce nella coniugalità.
4) Esiste un bene comune nel matrimonio e nella famiglia partendo dal bene comune dei coniugi (amore, fedeltà, onore) che si traduce in una unione fino alla morte.
Questo bene comune è direttamente connesso al bene della famiglia provocando una genealogia della persona e una relazione intergenerazionale che è l’esperienza fatta da chi vive e crea una vera e buona relazione interpersonale.
In opposizione a quanto detto, la convivenza civile e tutte le altre forme diverse dal matrimonio, esige una trama o un tessuto connettivo la cui formazione è indispensabile per formare la famiglia e il matrimonio in quanto istituzione naturale.
La comunità matrimoniale, e di conseguenza familiare, è il luogo originario in cui si apprende e si pratica la coesione sociale diventando il luogo della personalizzazione e socializzazione della persona.
La comunità matrimoniale impedisce la riduzione della comunità coniugale e familiare alla “pura effettività e spontaneità” pertanto, è il modello da riconoscere nella sua integra positività come modello di vita coniugale e famigliare.
E’ evidente che Giovanni Paolo II, in una sua lettera ebbe a dire: “ …Occorre davvero fare ogni sforzo, perché la famiglia sia riconosciuta come società primordiale e, in un certo senso, “sovrana”. La sua “sovranità” è indispensabile per il bene della società. Una Nazione veramente sovrana e spiritualmente forte è sempre composta di famiglie forti, consapevoli della loro vocazione e della loro missione nella storia. La famiglia sta al centro di tutti questi problemi e compiti: relegarla ad un ruolo subalterno e secondario, escludendola dalla posizione che le spetta nella società, significa recare un grave danno all’autentica crescita dell’intero corpo sociale”. (5)
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(5) GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica “Gratissimum sane” alle famiglie, nn.17,11.
3.2
La famiglia secondo
Uno dei fenomeni attualmente discussi, che interpellano la coscienza della comunità cristiana, è il crescente numero delle unioni di persone all’interno della società tanto da provocare e minare la stabilità derivante dal matrimonio.
La Chiesa, in virtù dei segnali provenienti dalla società è preoccupata dell’evento, ha prestato (e tutt’ora continua a prestare) una particolare attenzione a questo stato di fatto tanto che, consapevole delle gravi ripercussioni, ha affrontato l’attuale e difficile problema, problema che tocca da vicino il nucleo centrale delle relazioni umane.
La questione tocca l’intima e delicata unione della famiglia e della vita oltre a sensibilizzare il cuore umano dove, per la Chiesa, la famiglia è un valore naturale, protetto dall’istituto matrimoniale e confermato dal sacramento cristiano.
La famiglia fondata sul matrimonio corrisponde al disegno del Creatore “fin dal principio” (Mt 19,4) e, nel regno di Dio non può essere seminato altro seme se non quello della verità già iscritta
nel cuore umano, unico seme capace di “produrre frutto con la
perseveranza” (Lc 8,15); una verità che si fa misericordia, com-
prensione e invito a riconoscere in Gesù la “luce del mondo” (Gv 8,12) e la forza che libera del male.
Pertanto, è proprio di questi ultimi anni che, sia le unioni di fatto che le coppie di fatto, cercano di avere un particolare rilievo sulla nostra società.
Tutte le iniziative tendono a reclamare un riconoscimento a livello istituzionale oltre a una equiparazione alle famiglie nate dall’impegno matrimoniale ma, in realtà, l’espressione “unione di fatto” o “coppie di fatto” corrisponde il più delle volte solo a una semplice convivenza di tipo sessuale, ignorando o rifiutando ciò che è un impegno come il matrimonio e questo si evidenzia soprattutto nelle coppie di persone dello stesso sesso.
Con il matrimonio, mediante l’amore coniugale, la coppia si assume pubblicamente tutte le responsabilità derivanti dal vincolo sia per il bene dei coniugi e dei figli che, per tutti gli altri membri della famiglia.
Il bene generato dal matrimonio è essenziale per la Chiesa che riconosce nella famiglia la prima e più importante cellula di “Chiesa domestica” (1) e dove i genitori sono i primi e concreti missionari della famiglia (2).
Ma tutto ciò è minacciato proprio dall’abbandono delle istitu -
…………………………
(1) CONCILIO VATICANO II, costituzione dogmatica “Lunem Gentium” sulla Chiesa, n. 12; IBIDEM, decreto Apostolico“Apostolicam actuositatem” sull’Apostolato laico, n. 11.
(2) IBIDEM 1, Costituzione Pastorale “Gaudium et Spes” sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n.47.
zioni matrimoniali, abbandono a favore delle coppie di fatto dove,
la dimensione sociale richiede un notevole sforzo di riflessione af-
finché il problema non venga posto come un pubblico interesse a danno della famiglia fondato sul matrimonio. Fortunatamente non tutte le unioni di fatto hanno la stessa motivazione sociale; il carattere puramente pratico è la coabitazione accompagnata il più delle volte da una relazione sessuale (il che si distingue dagli altri tipi di convivenza) e la tendenza alla stabilità (che si distingue dai legami di coabitazione sporadica o occasionale).
Le unioni di fatto non pretendono una stabilità basata sul vincolo matrimoniale ma, pongono come principio la possibilità di interrompere la vita in comune a loro piacimento e il loro impegno di “fedeltà” reciproca dura fino a quando dura la relazione.
Alcune convivenze vengono “sperimentate” (3) come scelta di condizione prematrimoniale, mentre, altri per motivi economici o per difficoltà legali anche se alla fin fine, i veri motivi sono molto più oscuri.
Molto più leciti possono essere quei rapporti istaurati da persone in attesa di uno scioglimento di un precedente matrimonio, divorziati sfiduciati dalle istituzioni matrimoniali o un vero rifiuto al matrimonio da parte di chi ha subito passivamente una separazione dei genitori (caratteristica socialmente rilevante nei paesi industrializzati).
…………………………
(3) GIOVANNI PAOLO II, Doc. Cit., F.C., n. 80.
Da questo è possibile capire la differenza sostanziale tra il ma-trimonio e le unioni di fatto; il matrimonio nasce da un fattore di
amore coniugale, sponsale con una istituzione naturale e originaria che lo precede, un evento naturale che nell’insieme è anche un evento sociale preposto alla procreazione dove i disfattisti della sacralità matrimoniale tendono a farlo diventare sempre più un evento artificiale, individuale se non addirittura un diritto reso possibile dalle moderne tecnologie.(4)
Nelle unioni di fatto, al contrario, si mette in comune un affetto reciproco ma, allo stesso tempo è assente quel vincolo coniugale di natura pubblica e originaria che fonda la famiglia.
Famiglia e vita formano una unità che deve essere protetta dalla società poiché è il nucleo vivente della successione e della generazione umana.
Ed è per questo che, nella attuale società aperta e democratica, lo Stato e i poteri pubblici non devono accordare uno statuto simile a quello del matrimonio naturale.
Il matrimonio cristiano si basa anche su alcuni presupposti di carattere antropologico la cui definizione lo distingue da tutte le altre unioni tanto da ancorarsi nell’essere personale sia della donna che dell’uomo.
I presupposti antropologici si basano sull’eguaglianza
della
…………………………
4) BELARDINELLI S., La famiglia: evento naturale o artificiale?, in “Studi Cattolici”, XXXIX, 530/2005, 260 ss..
donna e dell’uomo, in quanto “ambedue sono persone” (5) anche se di diverso sesso dove, il loro carattere sessuale, si completa nellanaturale inclinazione della generazione dei figli; (6) inoltre, pro-prio per la completarietà e diversità sessuale della coppia, l’amore è espresso e reso perfetto nell’esercizio che è proprio del matrimonio (7) che fruttifica in una dimensione sociale la cui conduzione sociale costituisce il primo luogo educativo e di apertura alla società attraverso le relazioni parentali tanto da configurare la vera identità della persona umana. (8)
Il fenomeno non sarebbe così tanto grave se non ci fossero delle questioni inquietanti come il riconoscimento legale alle unioni omosessuali che, in alcuni casi e in determinati Paesi hanno assunto un rilievo dal punto di vista giuridico tanto da sconfinare nell’abilitazione dell’adozione dei figli.
La Chiesa, non solo propone ma insegna sulla complementarietà dei sessi derivante dal matrimonio con delle verità evidenziate sia dalla ragione e dal riconoscimento proposte da tutte le grandi culture del mondo: il matrimonio tra le persone umane non è una qualsiasi unione e nessuna ideologia può cancellare dallo spirito umano la certezza secondo la quale esiste solo il matrimonio tra due persone di sesso diverso, che per mezzo di una reciproca donazione personale, loro ed esclusiva, tendono
…………………………
5) GIOVANNI PAOLO II, lettera alle famiglie “Gratissimam Sane”, n.8.
6) CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 2333.
7) IBIDEM 2, n. 49.
8) IBIDEM 4, 7-8.
alla comunione delle loro
persone con una vicendevole perfezione tanto da creare ed educare nuove vite,
collaborando con l’aiuto di Dio. La
verità naturale del matrimonio viene
confermato dalla “Ri-velazione”
contenuta nei racconti biblici della creazione
(massima espressione della saggezza delle origini umane) che risponde
anche alla voce della stessa natura infatti, il primo libro del Pentateuco (
L’uomo, immagine di Dio, è stato creato maschio e femmina (Gn. 1,27), dove l’uomo e la donna sono uguali e nello stesso tempo complementari rispondendo sia alla sfera biologica appartenente allo loro sessualità e sia alla sacralità del corpo e dello spirito così come voluto da Dio.
Il matrimonio, voluto da Dio Creatore, è istituito come forma di vita la cui realizzazione è la comunione delle persone che si impegnano nell’esercizio della facoltà sessuale “…per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne…” (Gn 2,24) per la procreazione come partecipazione speciale dell’opera creatrice di Dio e per questo motivo che Dio ha benedetto l’uomo e la donna con “…siate fecondi e moltiplicatevi…” (Gn 1,28) ed è proprio nel disegno di Dio che si manifesta la complementarietà dei sessi dove la fecondità appartiene alla natura stessa del matrimonio. (9)
………………………………………
9) MORGANTE M., Il matrimonio, in “I sacramenti nel codice di diritto canonico (commento giuridico pastorale)”, Paoline, Cuneo, 1984, 109 ss..
E a seguito della benedizione del Creatore, il matrimonio è stato elevato alla dignità di sacramento da Gesù Cristo dove, il
matrimonio è segno efficace dell’alleanza di Cristo e della Chiesa
(Ef 5,32) il cui significato cristiano conferma e rafforza il valore profondo e umano dell’unione matrimoniale tra le due nature (Mt 19,3-12; Mc 10,6-9).
Da quanto dedotto, non esiste alcun fondamento per assimilare o stabilire delle analogie che potrebbero portare le coppie di fatto (con persone dello stesso sesso che si uniscono senza il matrimonio) e tanto meno le unioni di fatto (la cui rappresentazione deriva da quelle coppie di persone dello stesso sesso) al matrimonio e alla famiglia così come desiderato dal disegno di Dio.
Il matrimonio è un atto santificato mentre, le unioni e le coppie di fatto contrastano con le leggi morali, divine e naturali.
Gli atti omosessuali, soprattutto, contrastano e precludono all’atto sessuale il dono della vita).
Una coppia che si scosta dalla coppia così come descritta dal disegno divino non può essere frutto di una vera complementarietà sia nel senso affettivo che sessuale e in nessun modo può essere approvato (10).
Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, tutte le relazioni al di fuori della sfera del matrimonio (soprattutto quelle delle perso -
…………………………
10) IBIDEM 6, n. 2357.
ne dello stesso sesso), vengono condannate come evento peccami-
noso (11) mentre, viene sottolineata e condannata come grave depravazione per gli omosessuali (Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1Tim 1,10); anche se, nella condanna sussiste un pieto-so perdono per coloro che soffrono di questa “malformazione” poiché i loro comportamenti sono intrinsecamente concepiti e percepiti come atti disordinati (12) tanto che la Chiesa accoglie, soprattutto coloro con tendenze omosessuali, con rispetto, compassione e delicatezza evitando ogni ingiusto marchio di discriminazione chiamandoli, come tutti gli altri cristiani, a una vita di castità(13) anche se, per come viene dedotto dal Catechismo della Chiesa cattolica, l’omosessuale è oggettivamente preposto e incline a una vita disordinata tanto che le pratiche omosessuali diventano un vero pericolo sia per il soggetto interessato che per la comunità oltre ad assumere un carattere gravemente sulla cieca obbedienza della castità. (14)
…………………………
11) DAQUINO P., La celebrazione matrimoniale secondo gli scritti del giudaesimo, in “Storia del matrimonio cristiano alla luce della Bibbia”, ed Elle Di Ci, Torino, 1984, 27 ss..
12) IBIDEM 6, n. 2396.
13) IBIDEM 6,
nn.2358-2359; CONGREGAZIONE PER
14) IBIDEM 6, nn. 2358-2396.
3.3
ORIENTAMENTI ETICI
Le legislazioni e una ampia parte della cultura laica, stanno smontando pezzo per pezzo la famiglia; il seme dell’idea del “matrimonio”, come bene universale, sta germogliando attaccato con un male come il cancro, che tentata di demolire i valori della famiglia che è la base fondamentale di una società.
Fino a qualche anno addietro, la legislazione partiva dal concetto che la famiglia era il pilastro naturale della società civile così come viene descritta da Hegel che, definisce la famiglia, come organismo etico e non meramente naturale che entra in una dialettica essenziale, sia con la società civile e sia con lo Stato. (1)
Si tende a dire che la famiglia comprime tutti gli spazi liberi delle singole persone mentre la cultura non aiuta di certo a capire il senso del matrimonio anzi, in buona parte, è diventata ostile al naturale concetto della famiglia.(2) In effetti, la famiglia è in diretta
…………………………
(1) Mancina C., Differenze nell’eticità, in “Amore, famiglia e società civile in Hegel”, Guida editori, Napoli, 1991, 9 e ss.; per Hegel, il primo momento dell’eticità è la famiglia dove il rapporto naturale dei sensi assume la forma di una “unità spirituale” fondata sull’amore e sulla fiducia pertanto, la famiglia si trova articolata nel matrimonio,patrimonio ed educazione dei figli dove, per Hegel, l’educazione dei figli viene definita una seconda nascita.
(2) LABICA G. – LOSURDO D. – TEXIER J., Antropologia, prassi, emancipazione. Problemi del marxismo, in “Società Italiana di Filosofia Politica”, Quattroventi ed., Urbino, 1989, 217-231.
relazione con lo Stato di cui è la prima radice etica e ne è separata dalla società civile, che si interpone come differenza. (3)
Giusto per fare un esempio, alle unioni di fatto vengono riconosciuti gli stessi diritti della famiglia fondata sul matrimonio na-turale che era fino a qualche lustro addietro, inconcepibile se non folle a livello giuridico.(4)
Di certo, nell’attuale circostanza societaria, il matrimonio è stato reso non più come un bene pubblico ma, come un bene del tutto privato (tanto è vero che le leggi tendono a privatizzare e a provvedere ogni tipo di unione) e questo significa e dimostrare di aver sbagliato, tutta o in parte, la giurisprudenza naturale sul tema della famiglia così come è successo in Spagna, Belgio, Olanda, e altri paesi europei. In questi paesi, i vari parlamentari sono stati costretti a un dibattito sul tema con introduzioni o modifiche della legislazione a favore di nuovi assetti familiari; (5) si cambiano le definizioni sulla vita coniugale e nel contempo scompaiono i maschi, le femmine, i padri e le madri tanto che tutti diventano il “partner” di “quella coppia” per semplificare le terminologie giuridiche che non saprebbero come definire i nuovi componenti della stessa coppia. (6)
…………………………
(3) CASTIGLIONI M. - DELLA ZUANNA G., (a cura di Barbagli M.), Lo stato delle famiglie in Italia, Il Mulino, 1997, Bologna, 76-85.
(4) BARBAGLI M., CASTIGLINI M., DALLA ZUANNA G., in “Fare famiglia in Italia. Un secolo di cambiamenti”, il Mulino, Bologna, 2003, 210 – 224.
(5) D’AGOSTINO F., Riconoscere la convivenza? Le scorciatoie delle provocazioni, in “L’Osservatore Roamano”, 14 gennaio 2006.
(6) BOBBIO A., Sono delitti e non diritti: Intervista al card. Alfonso Lopez Trujillo, in “Famiglia Cristiana” , LXXVI, 27, 2006, Paoline, Alba,44-47.
Si perde in questo modo la primaria qualità etica della famiglia che si basa sul sentimento dell’amore come fonte autonoma di riconoscimento e sull’accordo della singola volontà degli elementi primari della sessa coppia che annulla la privatizzazione del conflitto uomo/donna.
Per eliminare le paure di queste nuove e assurde strategie antifamiliare, necessita vedere la problematica dall’alto, riflettendo con scrupolosa serietà la reale situazione della famiglia che, vista alla luce di una visione di fede, rinnovata con una coscienza libera, viene rigenerata e sbloccata ponendo l’attenzione sul:
1 - nuovo ruolo della famiglia nell’umanità odierna;
2 - trarre tutte le conseguenze della bella espressione della tradizione cristiana dove, la famiglia è e, resta la piccola Chiesa domestica.
In genere, tutti coloro che progettano di dare vita a una famiglia cristiana hanno già in mente un nitido e particolare ideale di famiglia che, senza entrare in particolarismi, si evidenziano da una concezione proveniente dai nostri avi:
1. la famiglia come spazio protetto;
2. tradizione a garanzia della stabilità dell’ istituzione familiare;
3. influsso preponderante dei genitori;
4. autorità di impulso e di controllo da parte dei genitori.(7)
L’amore in questo modo, diventa il fondamento di una relazione matrimoniale che permette e sviluppa tutti quei orientamenti su cui la famiglia potrà poggiarsi per diventare comunità etica inoltre, tutto ciò che si identifica con la famiglia come il possesso, l’amore coniugale, filiale e sessuale, “viene”santificato”” mettendo insieme tutti gli aspetti che nella tradizione si basano su diversi principi e tanto enunciati nella etica della famiglia sia da Kant che di Hegel.
Si individuano, in questo modo, un “io” e un “tu” che costituisce la coppia non come singoli soggetti ma una unicità di soggetti come completamento superiore a qualsiasi sentimento che non rischia e non teme di perdere qualcosa che si possiede in quel istante che sarà per tutta la vita cioè, la “santificazione” di Dio che vuole incarnarsi nella coppia nella loro uguaglianza e diversità come l’uomo e la donna.
In questo modo, l’unione sessuale ha una potenza espansiva maggiore dell’amore spirituale perché crea esseri umani come apice del processo unificante della diversità.
Nella attuale realtà, l’immagine della famiglia viene sconvolta da eventi che turbano la quotidiana e questo avviene anche quando …………………………
(7) KERTZER D. (a cura di Barbagli M.), in “La storia della famiglia in Italia”, Il Mulino, Bologna, 1992.
le porte e le finestre sono chiuse, a causa delle varie contestazioni
che si presentano sia nella dottrina della chiesa che nei luoghi di pubblica utilità, perdendo il proprio spazio riservato da Dio.
Ci troviamo nel pieno “occhio del ciclone” originato sia dal
secolarismo che dal relativismo etico dove, il semplice linguaggio viene strasvolto della equivocità che non è un buon aiuto all’autenticità (8).
Non per niente, Giovanni Paolo II dichiarò espressamente che l’attuale società è una società malata sotto diversi punti di vista
poiché, “la nostra società
si è distaccata
dalla piena verità del-
l’uomo, dalla verità su ciò che l’uomo e la donna sono come pensiero” (9) tanto che “l’uomo supera infinitamente l’uomo” . (10)
La parole chiave del concetto universale è la “libertà” che in realtà, in luogo della libertà, regna una vera e propria schiavitù che rende lo stesso uomo schiavo degli istinti umani tanto che san Tommaso li chiama “passione dell’anima” sfruttando le debolezze
…………………………
(8) Per Heidegger, nel suo linguaggio complicato e nel suo interessante pensiero, l'uomo è "pastore dell'essere"; la verità non è la conformità del giudizio con l'essere, ma un modo di rivelarsi della realtà (è la a-lethe-ia) che non si occulta e che ha nel linguaggio "la mansione dell'essere". La verità è uno svelarsi. Attentano contro l'autenticità di questo svelarsi la chiacchiera, la curiosità e l'equivoco (cfr M. Heidegger, in “Tempo ed essere”, Fratelli Bocca Editori, Milano-Roma 1953, 174-179).
(9) GIOVANNI PAOLO II, lettera alle famiglie “Gratissimam sane”, n.13.
(10) PAOLO
VI, Enciclica “Popularum progressio”
sullo sviluppo dei popoli, 47;
l’espressione venne coniata da B. Pascal poiché, ritiene che “l’uomo
senza Dio, si organizza contro l’uomo con un umanesimo inumano” pertanto non
esiste un vero umanesimo se non si è aperti verso l’Assoluto che nel caso del
matrimonio, diventa una vocazione che offre la vera idea della vita umana.
L’uomo non realizza se stesso se non tramite la trascendenza secondo la giusta
espressione de “l’uomo supera infinitivamente l’uomo”.
umane che fornisce la parvenza di una certa cornice di nobiltà con l’aiuto della seduzione e con il favore dell’opinione pubblica.
Si cerca di creare un alibi morale con una libertà
senza responsabilità che costituisce e costruisce l’antitesi
dell’amore.(11)
Ma è lo Stato che rappresenta il momento culmine dell’eticità, nel senso che, è compito dello Stato che deve ri-affermare il ruolo della famiglia al di là della società civile.
Lo Stato è una sorte di grande “famiglia” nella quale, il popolo esprime il proprio ethos perché è consapevole di se stesso ed è compito della società civile la continua ricerca del bene comune (universale) rispetto alla ricerca dell’utile privato (particolare) ed è lo Stato, humus etica, che riunisce tutti i principi della singola famiglia e della società civile. Lo Stato è la massima incarnazione della moralità e del bene comune che si differenzia dal modello della teoria liberale come strumento di garante per i diritti dei sin-
goli individui così come li espongono Locke, Kant, Humbold ecc.
pertanto, lo Stato non comporta una soppressione dello società ci-
vile ma, si sforza di indirizzare i particolarismi per il bene comune.(12)
Se l’eticità nasce da una scelta è evidente che implica una stabilità e una continuità per riaffermarsi dove non diventa un semplice elemento estetico di cui l’uomo è immediatamente ciò …………………………
(11) GIOVANNI PAOLO II, Lettera alle famiglie, in “Gratissimam Sane”, 20.
(12) ABBAGNANO N., FORNERO G., La famiglia, in “ protagonisti e testi della filosofia”, vol. III, Paravia, 1996, pag 180, 181.
che è ma, è l’elemento etico è quello per cui l’uomo diventa ciò
che “è” o che “diviene”.
Nella vita etica il singolo uomo si sottopone ad una certa for -
ma di comportamenti dettati un poco dalle regole della società e
un poco dalle leggi interne, adeguandosi all’universo con rinunce ad essere l’eccezione. Se la vita estetica è incarnata dal “seduttore”, la vita etica è incarnata dal “marito” e dalla “moglie” pertanto, secondo Kirkegaard, il matrimonio è la massima espressione dell’eticità di una famiglia con il compito che può essere proprio di tutti e dove la felicità della coppia deve per forza di cose o per inerzia, riversarsi totalmente nella eticità.
Per Kirkedaarg l’eticità è la scelta che l’uomo fa per se stesso, scelta dell’assoluto perché è una scelta libera, una scelta della scelta nella propria libertà.(13)
La famiglia può essere marginalmente considerata anche come
una forma di convivenza sociale così come descritto dal modello socratico, modello che si contrappone al pensiero hobbesiano.
Nel modello socratico, la famiglia è il primo elemento di una
società naturale pertanto, primo anello di partenza di orientamenti etici per una etica naturale e universale; Hobbes invece, pone l’eticità come elemento costitutivo di un vertice statuario tanto che, nel suo Levitano, l’eticità è elemento ponderante del capo famiglia (o del pater) e allargata alla stessa famiglia per volere …………………………
(13) IBDEM 12, 308.
della manomissione pertanto, l’eticità hobbesiano non è un concetto naturale ma diventa un concetto universale dettato solo dal potere e non dell’anima.
Eticità come “intuizione della vita” dove la famiglia si esprime nella libertà della necessità di unificarsi in un solo corpo dove i due sessi opposti sono la prima intersoggettività infatti, i due sessi sentono nell’altro non una esteriorità esterna ma, se stessi con un comune reciproco tanto da riportare l’unione carnale a un senso etico, morale e apice della natura vivente. (14)
E’ tramite la natura umana che emerge la natura etica con una metodologia del tutto naturale e dove la natura umana si riconcilia con la natura spirituale pertanto, non è possibile riconoscere una eticità senza una realtà che si basa sulla disuguaglianza naturale delle persone di sesso opposto (nel senso di maschio e femmina) poiché, se così non fosse, si rimarrebbe nello stato primordiale e
animale degli appetiti sessuali il cui godimento è una identità senza
differenza procreando la morte dell’eticità.
“La
famiglia è
un essere riconosciuto senza
opposizioni del
volere, in cui ognuno sarebbe l’intero sillogismo” (15) dove l’amore familiare parte dal positivo accordo a differenza della “relazione” tra i singoli che non può essere universale e tanto meno può dare vita ad una comunità etica.
…………………………
(14) CROCE B., L’identità di spirito e natura, in compendio di “Enciclopedia delle scienze filosofiche”, Bari, 1967, 126.
(15) CHIEREGHIN F., in “Logica e metafisica di Jena”, (trad. it.), ed. Verifiche, Trento, 1982, 102-143.
Le due forme hanno uno stesso riconoscimento anche se la coppia di “relazione” riconosce la coppia familiare come legitti -
ma e predestinata alla creatività a differenza della coppia famigliare che non abolisce l’eticità della coppia di relazione ma lo ingloba in sé facendola maturare in una “relazione familiare” con un reciproco rimando come esempio.
Dunque, si crea una frattura tra natura ed eticità dove il comportamento etico di una famiglia corrisponde con la vita affettiva e a tutte le attività ispirate dall’amore come la cura reciproca, l’educazione dei figli e altro ed è in questo contesto che la famiglia viene vista come etica automatizzato dal senso del matrimonio.(16)
…………………………
(16)
MARINI G., in “Lineamenti di filosofia del diritto”, (trad. it).,
CONCLUSIONE
I dibattiti sui temi della famiglia e delle coppie di fatto pongono l’accento su una questione che, come cittadino, nelle vesti di appartenente a una polis, e come cristiano, nelle vesti di credente in Dio, non può vedermi distratto o quanto meno evasivo.
La relazione di una presenza ben specifica, in una comunità civile ecclesiale, impone un senso di corresponsabilità.
Il valore della famiglia, tema centrale per il futuro della nostra società, troppo spesso è stato rilegato in un secondo piano se non addirittura dimenticata dal legislatore.
Il sostegno della famiglia “legittima” dovrebbe essere, la prima e vera preoccupazione del legislatore di qualsiasi espressione politica di appartenenza e ha il dovere di tutelare il valore primordiale delle origini della “società naturale” senza confondersi con altre istituzioni “convenzionali”.
La famiglia naturale è una ordinaria dimensione della vita laica, il luogo per la crescita umana e cristiana.
Pertanto, necessita porre in primo piano la specificità del matrimonio come Sacramento, adoperandosi per favorire un sereno dibattito e liberi da ogni strumentalizzazione politica tanto da improntare una differenza, sia di ordine etico-morale che di ordine civile-giuridico per differenziare il matrimonio e le unioni di fatto da un lato e, le unioni di persone eterosessuali e le unioni di persone omosessuali dall’altro.
Il problema che nasce dalle esigenze di una società che cambia e che è costantemente in una continua evoluzione, non può acco-gliere in nessun modo gli equivoci che si basano sulla cultura dell’indifferenza tanto da porre sullo stesso piano sia il matrimonio naturale che i così detti matrimoni “innaturali” (o PAtti Civili di Solidarietà) che tendono ad oscurare la vera natura e il valore della famiglia con un gravissimo danno alla società tanto da porre un grave peso su quei giovani che sono disposti (perché sono fermamente convinti) a dar vita a una sana famiglia così come creato nel progetto di Dio..
La verità naturale del matrimonio viene confermato dalla Rivelazione contenuta nei racconti biblici della creazione (Gn 1,27-30) che è la massima espressione dell’originaria saggezza umana nella quale si fa sentire e si manifesta la vera voce della stessa natura.
I dati fondamentali del disegno del Creatore sul matrimonio tratto dalla Genesi si basano su significativi elementi come “maschio e femmina li creò” per identificare una appartenenza sessuale e una somiglianza a immagine di Dio in quanto persone complementari, con una sessualità appartenente alla sfera
biologica nella loro singolarità, elevati a “creature” umane e divinizzati dove il corpo e lo spirito si mischiano.
Ed è per questo che il matrimonio, istituito dal Creatore, prende la forma di vita che realizza la comunione (o unione) delle due creature di Dio che si impegnano nell’esercizio delle facoltà sessuali per essere un tutt’uno, una carne sola “… per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne…” (Gn 2,24) con la partecipazione del Creatore nell’opera della creazione con una benedizione del Creatore nell’opera della creazione con una benedizione che non ha eguagli. (Gn 1,28)
Completarietà dei sessi e fecondità appartengono alla natura dell’istituzione del matrimonio così come dono previsto dal disegno del Creatore tanto che Gesù eleva il matrimonio a un qualcosa di stupendo dandogli la dignità di Sacramento.
Infatti,
Il matrimonio naturale è sacro e non esiste alcuna analogia tra le unioni omosessuali e le unioni preposte da Dio poiché, le unioni omosessuali contrastano le leggi morali e precludono il dono della vita.
Non possono produrre “frutti” derivanti dalla complementarietà affettiva e, in nessun modo (1) poiché, il matrimonio naturale è stato istituito dal Creatore con una sua natu-
rale proprietà essenziale e con una specifica finalità: la procreazione.
Le relazioni omosessuali vengono condannate dalle Sacre Scritture come “gravi depravazioni” (Rm 1,24-27; 1Cor 6,9-10; Tm 1,10) “… né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati,
né sodomi, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1Cor 6,9-10) e, anche se i diretti interessati di questa “anomalia” non vengono “condannati” come diretti responsabili poiché, l’omosessualità viene considerata come un disordine intrinseco nell’uomo (2) così come rivelato e trattato in molti scritti ecclesiali della prima cristianità. (3)
versi” con rigoroso rispetto, compassione e delicatezza evitando ogni marchio di discriminazione (Atti 8, 27-29) poiché, cristianamente sono chiamati a vivere una vera santità casta (4) e annoverato tra i doni dello Spirito Santo mentre, si condanna la
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(1) CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 2357.
(2)
CONGREGAZIONE PER
(3) SAN POLICARPO, in “prime apologie di san Giustino”, 27,1-4; ATENAGORA, in “Suppliche per i cristiani”, 34.
(4) IBIDEM 2, “Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, n. 12; IBIDEM 1, n. 2358.
lussuria, come vizio particolare e comportamento indegno del cristiano con l’esclusione del Regno dei cieli (Gal 3, 19-23; 1Cor 6,9-11) con un torto al prossimo e all’ordine sociale.
sualmente nei confronti di una persona dello stesso sesso, per riempire un bisogno emotivo personale e naturale, per liberarsi di un fardello di colpe, angosce e odio verso sé stesso tanto che sen-
te dal proprio “io” la necessità di cambiare il suo modo di relazionarsi con gli altri in modo tale da soddisfare i propri bisogni emotivi trovando, in questo modo, una propria identificazione sessuale. (5)
In realtà, una persona omosessuale è solo una persona eterosessuale con un vero problema omosessuale che viene identificato come tale per due ragioni:
1 – per una cattiva interpretazione delle recentissime letterature cristiane che allontanano tutto e tutti da tutti;
2 – per una cattiva distinzione tra persone normalmente etero-
sessuale e persone normalmente omosessuale.
E l’accettazione come vere affermazione, si delinea
la base di specifici requisiti tra i due diversi gruppi; pertanto, dire
“quest’uomo è omosessuale” significa che “la sua natura è di essere
omosessuale” cioè, “quest’uomo è un alcoolizato” significa che “la
sua natura è quella di essere intossicato dall’alcool” invece, sarebbe più
corretto dire “quest’uomo ha un problema con l’alcool” il che significa
che “la sua natura è la sobrietà” (6) ed è anche per questo motivo che
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(5) NICOLOSI J.- AMES L., in “Omosessualità: una guida per i genitori”, (trad. it.), Sugarco, Milano, 2002, 19,32.
(6) NICOLOSI J., Omosessualità maschile: un nuovo approccio, in “Cristianità”, XXXII, 321,2004,18-22.
Dio.
Suppongo e sono fermamente convinto che alla base di tutto sussiste la Grazia che tocca il genere umano in modo diverso dove, alcune generazioni vengono conservate dalla Grazia e pre- servate dal peccato di ogni forma perché Dio così ha voluto mentre, altre generazioni sono state leggermente “abbandonate” a se stesse, forse un poco per volere dell’Altissimo (e questo dato non è possibile saperlo) o forse per altre situazioni a noi sconosciute ma, una cosa è certa che, chi nel corso dei secoli ha commesso dei peccati gravi morendo senza chiedere perdono, ha condannato di conseguenza anche le generazioni future a lui prossime.
Pertanto, i così detti “diversi” sono persone che soffrono di già
per il loro disordine interiore e per la loro non normalità o, forse
per una grave colpa ereditata contro il volere, così come noi abbia-
ereditato il “peccato originale”.
Allontanarli non è certamente un atto cristiano anzi, dovremmo accoglierli e farli avvicinare ai Sacramenti con la dovuta sincerità e umiltà, pregando affinché siano toccati dalla Grazia anche se le preghiere venissero fatte con notevole sforzo, Grazia che viene donata a tutti coloro che si avvicinano con la dovuta sincerità come il servo malato e tanto amato dell’ufficiale romano e guarito da Gesù dalla sola fede di credere da parte dell’ufficiale romano (Lu 7,1-10; Mt 8,5-13; Gv 4,46-54).
Ciò che bisogna combattere e proteggere è l’inviolabilità del matrimonio, sia come Sacramento e sia come protezione del nucleo familiare poiché, sussiste una coscienza superione che ci chiede di salvare le anime sin dalla tenera età, contro gli interessi di talune persone che fa di tutto per sviare le generazioni future.
E’ una battaglia che deve essere affrontata non solo con la preghiera incessante, il digiuno e la mortificazione ma, con la giusta, costante e continua informazione utilizzando tutti i mezzi a noi possibilmente disponibili perché, anche se la Chiesa si propone a confronti, chiarificazioni, lotte e perdoni, la decisione finale di ristabilire l’ordine delle cose, spetta solo e solamente a Colui che ci ha creati.

(Allegato n° 1)
(Allegato n° 2)

(Allegato n° 3)
(Allegato n° 4)
Loi
n° 99/944 du 15 novembre 1999 relative au pacte civil de solidarité
L'Assemblée nationale et le Sénat ont délibéré,
L'Assemblée nationale a adopté,
Vu la décision du Conseil constitutionnel no 99-419 DC en date du 9 novembre 1999 ;
Le Président de
Le livre Ier du code civil est complété par un titre XII ainsi rédigé :
“ Titre XIII “
Du pacte civil de solidarité et du concubinage
Chapitre Ier
Du pacte civil de solidarité
Art.
515-1. - Un pacte civil de solidarité est un contrat conclu par deux personnes
physiques majeures, de sexe différent ou de même sexe, pour organiser leur vie
commune.
Art. 515-2. - A peine de nullité, il ne peut y avoir de pacte civil de solidarité :
1o Entre ascendant et descendant en ligne directe, entre alliés en ligne directe et entre collatéraux jusqu'au troisième degré inclus ;
2o
Entre deux personnes dont l'une au moins est engagée dans les liens du mariage
;
3o Entre deux personnes dont l'une au moins est déjà liée par un pacte civil de solidarité.
Art. 515-3. - Deux personnes qui concluent un pacte civil de solidarité en font la déclaration conjointe au greffe du tribunal d'instance dans le ressort duquel elles fixent leur résidence commune.
A peine d'irrecevabilité, elles produisent au greffier la convention passée entre elles en double original et joignent les pièces d'état civil permettant d'établir la validité de l'acte au regard de l'article 515-2 ainsi qu'un certificat du greffe du tribunal d'instance de leur lieu de naissance ou, en cas de naissance à l'étranger, du greffe du tribunal de grande instance de Paris, attestant qu'elles ne sont pas déjà liées par un pacte civil de solidarité.
Après production de l'ensemble des pièces, le greffier inscrit cette déclaration sur un registre.
" Le greffier vise et date les deux exemplaires originaux de la convention et les restitue à chaque partenaire.
Il fait porter mention de la déclaration sur un registre tenu au greffe du tribunal d'instance du lieu de naissance de chaque partenaire ou, en cas de naissance à l'étranger, au greffe du tribunal de grande instance de Paris.
L'inscription sur le registre du lieu de résidence confère date certaine au pacte civil de solidarité et le rend opposable aux tiers.
Toute modification du pacte fait l'objet d'une déclaration
conjointe inscrite au greffe du tribunal d'instance qui a reçu l'acte initial,
à laquelle est joint, à peine d'irrecevabilité et en double original, l'acte
portant modification de la convention. Les
formalités prévues au quatrième alinéa sont applicables.
A
l'étranger, l'inscription de la déclaration conjointe d'un pacte liant deux
partenaires dont l'un au moins est de nationalité française et les formalités
prévues aux deuxième et quatrième alinéas sont assurées par les agents
diplomatiques et consulaires français ainsi que celles requises en cas de
modification du pacte.
Art.
515-4. - Les partenaires liés par un pacte civil de solidarité s'apportent une
aide mutuelle et matérielle. Les modalités de cette aide sont fixées par le
pacte.
Les
partenaires sont tenus solidairement à l'égard des tiers des dettes contractées
par l'un d'eux pour les besoins de la vie courante et pour les dépenses
relatives au logement commun.
Art.
515-5. - Les partenaires d'un pacte civil de solidarité indiquent, dans la
convention visée au deuxième alinéa de l'article 515-3, s'ils entendent
soumettre au régime de l'indivision les meubles meublants dont ils feraient
l'acquisition à titre onéreux postérieurement à la conclusion du pacte. A défaut,
ces meubles sont présumés indivis par moitié. Il en est de même lorsque la
date d'acquisition de ces biens ne peut être établie.
Les
autres biens dont les partenaires deviennent propriétaires à titre onéreux
postérieurement à la conclusion du pacte sont présumés indivis par moitié
si l'acte d'acquisition ou de souscription n'en dispose autrement.
Art.
515-6. - Les dispositions de l'article 832 sont applicables entre partenaires
d'un pacte civil de solidarité en cas de dissolution de celui-ci, à
l'exception de celles relatives à tout ou partie d'une exploitation agricole,
ainsi qu'à une quote-part indivise ou aux parts sociales de cette exploitation.
Art. 515-7. - Lorsque les partenaires décident d'un commun accord de mettre fin au pacte civil de solidarité, ils remettent une déclaration conjointe écrite au greffe du tribunal d'instance dans le ressort duquel l'un d'entre eux au moins a sa résidence. Le greffier inscrit cette déclaration sur un registre et en assure la conservation.
Lorsque l'un des partenaires décide de mettre fin au pacte civil de solidarité, il signifie à l'autre sa décision et adresse copie de cette signification au greffe du tribunal d'instance qui a reçu l'acte initial.
Lorsque l'un des partenaires met fin au pacte civil de solidarité en se mariant, il en informe l'autre par voie de signification et adresse copies de celle-ci et de son acte de naissance, sur lequel est portée mention du mariage, au greffe du tribunal d'instance qui a reçu l'acte initial.
Lorsque le pacte civil de solidarité prend fin par le décès de l'un au moins des partenaires, le survivant ou tout intéressé adresse copie de l'acte de décès au greffe du tribunal d'instance qui a reçu l'acte initial.
Le greffier, qui reçoit la déclaration ou les actes prévus aux alinéas précédents, porte ou fait porter mention de la fin du pacte en marge de l'acte initial. Il fait également procéder à l'inscription de cette mention en marge du registre prévu au cinquième alinéa de l'article 515-3.
A l'étranger, la réception, l'inscription et la conservation de la déclaration ou des actes prévus aux quatre premiers alinéas sont assurées par les agents diplomatiques et consulaires français, qui procèdent ou font procéder également aux mentions prévues à l'alinéa précédent.
Le pacte civil de solidarité prend fin, selon le cas :
1° Dès la mention en marge de l'acte initial de la déclaration conjointe prévue au premier alinéa ;
2° Trois mois après la signification délivrée en application du deuxième alinéa, sous réserve qu'une copie en ait été portée à la connaissance du greffier du tribunal désigné à cet alinéa ;
3°
A la date du mariage ou du décès de l'un des partenaires.
Les partenaires procèdent eux-mêmes à la liquidation des droits et obligations résultant pour eux du pacte civil de solidarité. A défaut d'accord, le juge statue sur les conséquences patrimoniales de la rupture, sans préjudice de la réparation du dommage éventuellement subi. "
Après l'article 506 du code civil, il est inséré un article 506-1 ainsi rédigé :
"Art.
506-1. - Les majeurs placés sous tutelle ne peuvent conclure un pacte civil de
solidarité.
Lorsque
au cours d'un pacte civil de solidarité l'un des partenaires est placé sous
tutelle, le tuteur autorisé par le conseil de famille ou, à défaut, le juge
des tutelles peut mettre fin au pacte selon les modalités prévues au premier
ou au deuxième alinéa de l'article 515-7.
Lorsque l'initiative de rompre le pacte est prise par l'autre partenaire, la signification mentionnée aux deuxième et troisième alinéas du même article est adressée au tuteur. "
Le titre XII du livre Ier du code civil est complété par un chapitre II ainsi rédigé :
" Chapitre II
Du concubinage
Art. 515-8. - Le concubinage est une union de fait, caractérisée par une vie commune présentant un caractère de stabilité et de continuité, entre deux personnes, de sexe différent ou de même sexe, qui vivent en couple. "
I. - Le 1 de l'article 6 du code général des impôts est complété par un alinéa ainsi rédigé :
" Les partenaires liés par un pacte civil de solidarité défini à l'article 515-1 du code civil font l'objet, pour les revenus visés au premier alinéa, d'une imposition commune à compter de l'imposition des revenus de l'année du troisième anniversaire de l'enregistrement du pacte. L'imposition est établie à leurs deux noms, séparés par le mot : "ou".
II. - Après le 6 de l'article 6 du code général des impôts, il est inséré un 7 ainsi rédigé :
" 7. Chacun des partenaires liés par un pacte civil de solidarité est personnellement imposable pour les revenus dont il a disposé l'année au cours de laquelle le pacte a pris fin dans les conditions prévues à l'article 515-7 du code civil.
Lorsque
les deux partenaires liés par un pacte civil de solidarité et soumis à
imposition commune contractent mariage, les dispositions du 5 ne s'appliquent
pas.
En
cas de décès de l'un des partenaires liés par un pacte civil de solidarité
et soumis à imposition commune, le survivant est personnellement imposable pour
la période postérieure au décès. "
III.
- Les règles d'imposition et d'assiette, autres que celles mentionnées au
dernier alinéa du 1 et au 7 de l'article 6 du code général des impôts, les règles
de liquidation et de paiement de l'impôt sur le revenu et des impôts directs
locaux ainsi que celles concernant la souscription des déclarations et le contrôle
des mêmes impôts prévues par le code général des impôts et le livre des
procédures fiscales pour les contribuables mentionnés au deuxième alinéa du
1 de l'article 6 du code général des impôts s'appliquent aux partenaires liés
par un pacte civil de solidarité qui font l'objet d'une imposition commune.
"
Art. 777 bis. - La part nette taxable revenant au partenaire lié au donateur ou
au testateur par un pacte civil de solidarité défini à l'article 515-1 du
code civil est soumise à un taux de 40 % pour la fraction n'excédant pas
Ces
taux ne s'appliquent aux donations que si, à la date du fait générateur des
droits, les partenaires sont liés depuis au moins deux ans par un pacte civil
de solidarité. "
II.
- A l'article 780 du code général des impôts, les mots : " article 777
" sont remplacés par les mots : " articles 777, 777 bis ".
III. - L'article 779 du code général des impôts est complété par un III ainsi rédigé :
" III. - Pour la perception des droits de
mutation à titre gratuit, il est effectué un abattement de
Cet abattement ne s'applique aux donations que si, à la date du fait générateur des droits, les partenaires sont liés depuis au moins deux ans par un pacte civil de solidarité. "
I. - Après le quatrième aliéna de l'article 885-A du code général des impôts, il est inséré un alinéa ainsi rédigé :
"Les partenaires liés par un pacte civil de solidarité défini par l'article 515-1 du code civil font l'objet d'une imposition commune. "
II. - Au II de l'article 885 W du code général des impôts, après les mots : " Les époux ", sont insérés les mots : " et les partenaires liés par un pacte civil de solidarité défini par l'article 515-1 du code civil ".
III. - A l'article 1723 ter-00 B du code général des impôts, après les mots : " Les époux ", sont insérés les mots : " et les partenaires liés par un pacte civil de solidarité défini par l'article 515-1 du code civil ".
Le premier alinéa de l'article L. 161-14 du code de la sécurité sociale est complété par une phrase ainsi rédigée :
" Il en est de même de la personne liée à
un assuré social par un pacte civil de solidarité lorsqu'elle ne peut bénéficier
de la qualité d'assuré social à un autre titre. "
Les
dispositions des articles L. 223-
I- Le dernier alinéa de l'article L. 361-4 du code de la sécurité sociale est ainsi rédigé :
" Si aucune priorité n'est invoquée dans un délai déterminé, le capital est attribué au conjoint survivant non séparé de droit ou de fait, au partenaire auquel le défunt était lié par un pacte civil de solidarité ou à défaut aux descendants et, dans le cas où le de cujus ne laisse ni conjoint survivant, ni partenaire d'un pacte civil de solidarité, ni descendants, aux ascendants. "
Le deuxième alinéa de l'article L. 523-2 du code de la sécurité sociale est ainsi rédigé :
" Lorsque le père ou la mère titulaire du droit à l'allocation de soutien familial se marie, conclut un pacte civil de solidarité ou vit en concubinage, cette prestation cesse d'être due. "
Le deuxième alinéa (1°) de l'article L. 356-3 du code de la sécurité sociale est ainsi rédigé :
" 1° Se remarie, conclut un pacte civil de solidarité ou vit en concubinage ; ".
La conclusion d'un pacte civil de solidarité constitue l'un des éléments d'appréciation des liens personnels en France, au sens du 7° de l'article 12 bis de l'ordonnance no 45-2658 du 2 novembre 1945 relative aux conditions d'entrée et de séjour des étrangers en France, pour l'obtention d'un titre de séjour.
I. - Dans la deuxième phrase du quatrième alinéa de l'article 60 de la loi n° 84-16 du 11 janvier 1984 portant dispositions statutaires relatives à la fonction publique de l'Etat, après les mots : " raisons professionnelles, ", sont insérés les mots : " aux fonctionnaires séparés pour des raisons professionnelles du partenaire avec lequel ils sont liés par un pacte civil de solidarité ".
II. - Dans l'article 62 de la loi n° 84-16 du 11 janvier 1984 précitée, après les mots : " raisons professionnelles ", sont insérés les mots : " , les fonctionnaires séparés pour des raisons professionnelles du partenaire avec lequel ils sont liés par un pacte civil de solidarité ".
III.
- Dans les premier et deuxième alinéas de l'article 54 de la loi n° 84-53 du
26 janvier 1984 portant dispositions statutaires relatives à la fonction
publique territoriale, après les mots : " raisons professionnelles ",
sont insérés les mots : " , les fonctionnaires séparés pour des raisons
professionnelles du partenaire avec lequel ils sont liés par un pacte civil de
solidarité ".
IV.
- Dans l'article 38 de la loi n° 86-33 du 9 janvier 1986 portant dispositions
statutaires relatives à la fonction publique hospitalière, après les mots :
" raisons professionnelles ", sont insérés les mots : " , les
fonctionnaires séparés pour des raisons professionnelles du partenaire avec
lequel ils sont liés par un pacte civil de solidarité ".
I. - Après le troisième alinéa de l'article 14 de la loi n° 89-462 du 6 juillet 1989 tendant à améliorer les rapports locatifs et portant modification de la loi n° 86-1290 du 23 décembre 1986, il est inséré un alinéa ainsi rédigé :
" - au profit du partenaire lié au locataire par un pacte civil de solidarité ; ".
II. - Après le septième alinéa du même article 14, il est inséré un alinéa ainsi rédigé :
" - au partenaire lié au locataire par un pacte civil de solidarité ; ".
III. - Dans la deuxième phrase du premier alinéa du I de l'article 15 de la même loi, après les mots : " bailleur, son conjoint, ", sont insérés les mots : " le partenaire auquel il est lié par un pacte civil de solidarité enregistré à la date du congé, ".
IV.
- Dans la deuxième phrase du premier alinéa du I du même article 15, après
les mots : " ceux de son conjoint ", le mot : " ou " est
remplacé par les mots : " , de son partenaire ou de son ".
Inséré
par loi 2004/801 du 06/08/2004, art. 16
Les
tribunaux d'instance établissent des statistiques semestrielles relatives au
nombre de pactes civils de solidarité conclus dans leur ressort. Ces
statistiques recensent également le nombre des pactes ayant pris fin en
distinguant les cas mentionnés à l'article 515-7 du code civil, la durée
moyenne des pactes ainsi que l'âge moyen des personnes concernées. Par dérogation
aux dispositions du I de l'article 8 de la loi n° 78-17 du 6 janvier 1978
relative à l'informatique, aux fichiers et aux libertés, elles distinguent les
données relatives aux pactes conclus :
-
entre des personnes de sexe différent ;
-
entre des personnes de sexe féminin ;
-
entre des personnes de sexe masculin.
Les
conditions d'application de la présente loi sont fixées par décrets en
Conseil d'Etat.
Le
décret relatif aux conditions dans lesquelles sont traitées et conservées les
informations relatives à la formation, la modification et la dissolution du
pacte civil de solidarité est pris après avis de
La présente loi sera exécutée comme loi de l'Etat.
Fait à Paris, le 15 novembre 1999.
Par
le Président de
Jacques CHIRAC
Le
Premier ministre,
Lionel JOSPIN
La
ministre de l'emploi et de la solidarité,
Martine AUBRY
Le
garde des sceaux, ministre de la justice,
Elisabeth GUIGOU
Le
ministre de l'intérieur,
Jean-Pierre CHEVENEMENT
Le ministre des affaires étrangères,
Hubert VEDRINE
Le
ministre de l'économie,
des finances et de l'industrie,
Christian SAUTTER
Le ministre de l'équipement,
des transports et du logement,
Jean-Claude GAYSSOT
Le ministre de la
fonction publique,
de la réforme de l'Etat et de la décentralisation,
Emile ZUCCARELLI
(Allegato 5)
Copia del testo originale della
lettera del dott. R. L.
Spitzer al WALL STREET JOURNAL
By Robert L. Spitzer, a professor of
psychiatry at
Wall
Street Journal, May 23,
200 Liberty Street
(Fax: 212-416-2658 )
In 1973, I opposed the prevailing orthodoxy in my profession by leading the
effort to remove omosexuality from the official list of psychiatric disorders.
For this, liberals and the gay community respected me, even as it angered many
psychiatric colleagues. I said then -- as I say now -- that homosexuals can live
happy, fulfilled lives. If they claim to be comfortable as they are, they should
not be accused of lying or of being in denial.
Now, in 2001, I find
myself challenging a new orthodoxy. This challenge has caused me to be perceived
as an enemy of the gay community, and of many in the psychiatric and academic
communities.
The assumption I am
now challenging is this: that every desire for change in sexual orientation is
always the result of societal pressure and never the product of a rational,
self-directed goal. This new orthodoxy claims that it is impossible for an
individual who was predominantly homosexual for many years to change his sexual
orientation -- not only in his sexual behavior, but also in his attraction and
fantasies -- and to enjoy heterosexuality. Many professionals go so far as to
hold that it is unethical for a mental-health professional, if requested, to
attempt such psychotherapy.
This controversy
erupted recently, when I reported the results of a study that asked an important
scientific question: Is it really true that no one who was predominantly
homosexual for many years could strongly diminish his homosexual feelings and
substantially develop heterosexual potential?
What I found was that, in the unique sample I studied, many made substantial
changes in sexual arousal and fantasy -- and not merely behavior. Even subjects
who made a less substantial change believed it to be extremely beneficial.
Complete change was
uncommon.
My study concluded
with an important caveat: that it should not be used to justify a denial of
civil rights to homosexuals, or as support for coercive treatment. I did not
conclude that all gays should try to change, or even that they would be better
off if they did. However, to my horror, some of the media reported the study as
an attempt to show that homosexuality is a choice, and that substantial change
is possible for any homosexual who decides to make the effort.
In reality, change
should be seen as complex and on a continuum.
Some homosexuals
appear able to change self-identity and behavior, but not arousal and fantasies;
others can change only self-identity; and only a very few, I suspect, can
substantially change all four. Change in all four is probably less frequent than
claimed by therapists who do this kind of work; in fact, I suspect the vast
majority of gay people would be unable to alter by much a firmly established
homosexual orientation.
I certainly believe
that parents with homosexually oriented sons and daughters should love their
children -- no matter how their children decide to live their lives -- and
should not use my study to coerce them into unwanted therapy.
However, I continue
to hold that desire for change cannot always be reduced to succumbing to
society's pressure. Sometimes, such a choice can be a rational, self-directed
goal. Imagine the following conversation between a new client and a
mental-health professional.
Client: "I love my wife and children, but I usually am only able to have
sex with my wife when I fantasize about having sex with a man. I have considered
finding a gay partner, but I prefer to keep my commitment to my family. The
homosexual feelings never felt like who I really am. Can you help me diminish
those feelings and increase my sexual feelings for my wife?"
Professional:
"You are asking me to change your sexual orientation, which is considered
by my profession as impossible and unethical. All I am permitted to do is help
you become more comfortable with your homosexual feelings."
The mental health
professions should stop moving in the direction of banning such therapy. Many
patients, informed of the possibility that they may be disappointed if the
therapy does not succeed, can make a rational choice to work toward developing
their heterosexual potential and minimizing their unwanted homosexual
attractions. In fact, such a choice should be considered fundamental to client
autonomy and self-determination.
Science progresses by
asking interesting questions, not by avoiding questions whose answers might not
be helpful in achieving a political agenda. Gay rights are a completely separate
issue, and defensible for ethical reasons.
At the end of the
day, the full inclusion of gays in society does not, I submit, require a
commitment to the false notion thatsexual orientation is invariably fixed for
all people.
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|
|
I
N D
I C
E |
|
|
Premessa
........…………….…………….. |
Pag. |
3 |
|
|
Capitolo primo |
|
|
|
UNO
SGUARDO ALLA REALTA’ |
|
|
1.1 1.2 |
La rilevanza
del problema ..…………………. Il dato
statistico……………………………….. |
“ “ |
12 19 |
|
1.3 |
Il panorama
europeo . .………...…………….. |
“ |
26 |
|
1.4 |
La
chiarificazione dei termini ..…………….. |
“ |
41 |
|
|
Capitolo secondo |
|
|
|
L’EQUIPARAZIONE
AL MATRIMONIO |
|
|
2.1 |
Il valore
della differenza …………………….. |
“. |
51 |
|
2.2 |
Il matrimonio
tra omosessuali ………………. |
“ |
60 |
|
2.3 2.4 |
Il
riconoscimento……………………………... Coppia
omosessuale e coppia eterosessuale a confronto
……………………………………... |
“ “ |
65 70 |
|
|
Capitolo terzo |
|
|
|
|
|
|
3.1 |
Il matrimonio
e la famiglia nel progetto di Dio
…………………………………………….. |
“ |
78 |
|
3.2 |
La famiglia
secondo |
“ |
85 |
|
3.3 |
Orientamenti
etici ……..................................... |
“ |
93 |
|
Conclusione
…………...………….……… |
“ |
102 |
|
|
Allegati
..…………………..…………...... Bibliografia……………………................. INDICE…………………………………... |
“ “ “ |
110 125 130 |
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